Verso la formazione di un governo tecnico dopo l’omicidio

Èil giorno delle responsabilità  politiche dopo l’imponente funerale e lo sciopero generale che hanno salutato la salma di Chokri Belaid, ucciso lo scorso mercoledì. Ne abbiamo parlato con Silvia Finzi, direttore del Corriere di Tunisi e candidato al Senato per le prossime elezioni parlamentari italiane con la coalizione Pd-Sel nella circoscrizione Asia, Africa, Oceania e Antartide. Qual è il clima che si vive in Tunisia dopo la manifestazione che ha portato in piazza oltre un milione di persone in tutto il Paese? Viviamo giorni di grande solidarietà  tra forze democratiche e della società  civile. Nonostante i tentativi falliti da alcuni di portare scompiglio, in piazza è scesa la nuova Tunisia. Temo invece la strumentalizzazione da parte degli islamisti di questa fase di tensione politica. I Comitati di protezione della rivoluzione (composti da islamisti e uomini del vecchio regime, ndr ) dovrebbero accettare le critiche che vengono loro mosse dalla gente. Ritiene ci siano responsabilità  degli islamisti nel delitto Belaid? Non so rispondere. Di sicuro si è trattato di un omicidio politico. Distinguerei poi tra responsabilità  politiche e materiali. Costruire un clima di tensione in cui singoli individui o gruppi vengono rappresentati e indicati come nemici può condurre a conseguenze disastrose. Anche se non viene espressa chiaramente l’intenzione di eliminare fisicamente l’avversario, le dichiarazioni politiche hanno contribuito a creare il clima attuale. Tuttavia, esiste una componente moderata all’interno dei movimenti islamisti, vicina al primo ministro Jebali, che vorrebbe aprire una nuova fase di dialogo, anche se Ennahda non sembra disponibile. Quale crede sarà  il risultato delle consultazioni di queste ore per la formazione di un nuovo governo tecnico o di unità  nazionale? Sono scettica sulla tenuta di un governo tecnico. È sempre un partito a scegliere. Tuttavia l’insuccesso della manifestazione voluta dagli islamisti ieri mi fa pensare che si vada nella direzione di un governo tecnico provvisorio che riporti la calma. Crede che nell’assassinio Belaid siano coinvolte le forze di sicurezza vicine al deposto regime? Non ho elementi chiari per accusare nessuno. È certo che il vecchio regime è molto potente in ogni settore. Politici del vecchio corso si sono riciclati in tutte le formazioni anche in quelle attualmente al potere. Ad essere colpita insieme al leader politico è tutta la sinistra tunisina? La sinistra è molto temuta dal potere. I primi a scendere in piazza per un radicale cambiamento sociale sono stati il Partito dei patrioti democratici uniti (Ppdu) di Belaid e il Partito democratico progressista di Ahmed Chebbi. Per questo il Ppdu ha sempre fatto paura al regime. Inoltre la sinistra ricopre un ruolo fondamentale all’interno del sindacato che ha una capacità  di mobilitazione straordinaria e lo ha dimostrato anche ieri: tutto era fermo dalle università  alle aziende. Belaid è stato colpito poi perché ricopriva un ruolo fondamentale di mediazione tra centro sinistra e fronte popolare. Quale sarà  il prossimo passo delle opposizioni? Credo spingano per elezioni al più presto possibile. Fino a questo momento sono state sempre rimandate. Ma tutto si giocherà  sulla capacità  di riunire le forze centriste e di sinistra. Non solo, in questo contesto il presidente Moncef Marzuki potrebbe ricoprire un ruolo fondamentale di mediazione ma non so se avrà  la forza politica per farlo.


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