«Non è malato» Il discorso in latino

ROMA — «Il Papa non lascia in seguito a una malattia: la decisione ha colto tutti di sorpresa, anche me». Padre Federico Lombardi, portavoce della sala stampa vaticana, è stato il primo a dover fronteggiare lo stupore mondiale scatenato dall’annuncio dell’addio di papa Ratzinger.
Una decisione che il decano del collegio cardinalizio Angelo Sodano ha definito a caldo «un fulmine a ciel sereno». Ma che l’Osservatore Romano ha rivelato più tardi essere meditata da tempo e maturata dopo il viaggio del Pontefice a Cuba e in Messico.
Così, sottolineando ciò che lo stesso Pontefice aveva appena detto in Concistoro, padre Lombardi ha smentito che dietro le dimissioni del Papa si nasconda un male oscuro. «Il Papa ha meditato la scelta», «non è malato» né «depresso» né «scoraggiato», ha rimarcato il portavoce. La sua «incapacità » Benedetto XVI l’aveva appena definita in modo circostanziato: «Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità  di amministrare bene il ministero a me affidato», ha detto nell’annuncio dato in latino. Altro che malattia fisica.
«I cardinali hanno ascoltato Benedetto XVI con il fiato sospeso: credo che la massima parte dei presenti non avesse informazione di quello che il Papa stava per annunciare», ha assicurato Lombardi. Poi, chiarendo che nessuno può accettare o respingere le dimissioni del Papa, si è detto convinto che Joseph Ratzinger non interverrà  più nelle questioni vaticane: «Tutti abbiamo conoscenza della lucidità , discrezione, misura del Papa: l’idea che ci sia una possibile interferenza o un suo intervento che possa mettere a disagio un suo successore, la escludo». La sua, garantisce è stata una scelta «inaspettata ma serena».
Papa Ratzinger ha rivendicato di aver deciso l’addio da solo e in piena consapevolezza. Dopo aver «ripetutamente esaminato la coscienza davanti a Dio» ed essere «pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età  avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino», ma «ben consapevole della gravità  di questo atto, con piena libertà » rinuncia al ministero di vescovo di Roma, successore di San Pietro.
E nel giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, dopo aver beatificato gli 800 martiri di Otranto che preferirono essere uccisi dai turchi piuttosto che rinnegare la fede, affida la Chiesa alla «cura di Gesù e implora la Madonna affinché assista i cardinali nell’eleggere il nuovo Pontefice» e si ritira in convento. Saranno le suore di clausura del «Mater Ecclesiae», situato all’interno delle mura vaticane, ad accoglierlo dopo un breve periodo a Castel Gandolfo. Alle venti del 28 febbraio la Sede sarà  vacante e poi potrà  essere convocato il Conclave. Ma lui non vi parteciperà  e sarà  spettatore esterno del terremoto che ne seguirà  l’avvio. Verranno azzerati tutti gli incarichi della Curia, sconvolta soprattutto nell’ultimo dei quasi 8 anni di pontificato, da guerre, scandali finanziari e «corvi». Questioni gravi che ora Benedetto XVI lascia in eredità  al suo successore e ai suoi futuri collaboratori.
Virginia Piccolillo


Related Articles

Ma il doppio segnale non ferma chi lavora per il logoramento

È prevedibile che il voto di oggi sarà poco più di una formalità. Il ministro dell’Interno e vicepremier, Angelino Alfano, non sarà sfiduciato. E il governo di Enrico Letta andrà avanti. Ma sono stati necessari giorni di tensioni febbrili, soprattutto nel Pd, per riportare tutti alla ragionevolezza; e soprattutto la regia discreta ma decisiva di Giorgio Napolitano, che ieri ha speso parole dure fin quasi alla brutalità nei confronti di quanti hanno accarezzato e forse continuano a sognare «ipotesi fumose» di crisi.

Stato-mafia, i pm citano Napolitano come testimone

La procura di Palermo chiama a deporre, in qualità  di teste, il Presidente Giorgio Napolitano nel processo sulla trattativa Stato-mafia. E lo fa sulla base di una lettera dell’ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio finito al centro delle polemiche per le conversazioni con Nicola Mancino. Sarà  la corte d’Assise a stabilire se Napolitano dovrà  deporre.

Quel fronte trasversale contro il governo

Il martellamento sul Pd sta provocando qualche crepa. E, per quanto strumentale, rischia di ripercuotersi sul governo di Enrico Letta più delle convulsioni del Pdl. Quando si tratta di affrontare Berlusconi, i Democratici sembrano condannati a dividersi.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment