«Il Movimento 5 Stelle è davvero una costola della sinistra»

MILANO. Lui l’aveva detto anche al manifesto prima del voto. «Il centrosinistra può vincere in Lombardia solo se riesce a interpretare anche la crisi profonda che sta attraversando il contado della regione. Ovvero tutte le aree non urbane dove domina il capitalismo molecolare». Adesso che Maroni ha vinto proprio grazie ai voti di quelle zone, nonostante sia stato battuto in quasi tutte le città , chiediamo al sociologo Aldo Bonomi di dirci che cosa non ha funzionato per Umberto Ambrosoli e la sua coalizione.
Perché il centrosinistra proprio non ce la fa a vincere in Lombardia, nonostante il declino del leghismo e del berlusconismo e la caduta di Formigoni, travolto dagli scandali?
Quando parlo di contado della zona pedemontana mi riferisco a quella fascia che va dall’aeroporto di Malpensa, nel varesotto, a quello di Montichiari nel bresciano. In quest’area ci sono mezzo milione di attività  economiche e due milioni di occupati. Ci sono piccole imprese in crisi, una classe operaia molecolare e dati impressionati sulla cassa integrazione, ma ci sono anche centri commerciali e precariato, c’è la maggiore concentrazione d’Italia di sportelli bancari e agenzie di lavoro interinale. Un mondo molto complesso che il centrosinistra è riuscito a intercettare solo in parte.
In effetti Pdl e Lega anche qui hanno perso molti voti, però hanno vinto ancora.
Se Bersani dice di essere arrivato primo perdendo, quello di Maroni è un declinar vincendo. Il centrosinistra a livello nazionale si è proposto come il partito che avrebbe garantito un montismo non esasperato ma temperato. Invece hanno prevalso le forze che hanno resistito a questa prospettiva. Da una parte Pdl e soprattutto Lega, dall’altra il Movimento 5 Stelle.
Ma questi due mondi hanno davvero qualcosa in comune?
La Lega e il berlusconismo venti anni fa proponevano di cambiare lo stato delle cose, adesso sono solo sulla difensiva e tentano di conservare il potere. Resistono in questo senso. Per il Movimento 5 Stelle è tutta un’altra storia.
Come mai i grillini in Lombardia hanno avuto un buon risultato (17% alle politiche, 13% alle regionali), ma sono ben al di sotto dell’exploit delle altre regioni?
Credo che Ambrosoli abbia interpretato bene alcuni temi a loro cari, come l’onesta, la trasparenza, la lotta alla mafia e alla corruzione. Per questo alcuni grillini sono ricorsi al voto disgiunto. Il centrosinistra però è mancato su alcuni temi (come ad esempio l’ambientalismo), che sono stati lasciati ad Andrea Di Stefano e ad Ermete Realacci, candidato a Bergamo. E’ vero che questa è la terra che ha il mito del capannone – ed è un altro motivo del risultato meno travolgente dei grillini – dall’altra parte però la coalizione di Ambrosoli non ha saputo declinare l’esigenza di chi ha a cuore l’ambiente.
Anche in Veneto però c’è il mito del capannone, eppure lì Grillo ha fatto il pieno.
E’ vero, ma in Veneto mancava un collante. In Lombardia invece la Lega ha schierato il leader e ha indicato un obiettivo. Il problema è che tutti hanno guardato il dito – il 75% delle tasse da tenere in regione – e non la proposta lunare della macroregione.
Ma è possibile che in Lombardia molti ex leghisti abbiamo votato 5 stelle?
Per parafrasare una brutta espressione di Massimo D’Alema: il Movimento 5 Stelle è molto di più una costola della sinistra.


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