Kerry è in Europa pensando all’Iran: «Strada diplomatica»

WASHINGTON — Un colloquio «utile» sulla tortuosa «via negoziale» che dovrebbe portare ad un’intesa sul nucleare iraniano. Ma ancora tanti gli ostacoli. È questa la prima valutazione dell’incontro svoltosi a Alma Ata, Kazakistan, un primo colloquio tra la delegazione di Teheran iraniana e quella dei 5+1, sigla che mette insieme Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Ue.
Il contatto, che sarà  seguito dalla seconda seduta quest’oggi, ha avuto corollari interessanti con la prima missione all’estero del nuovo segretario di stato John Kerry, viaggio che lo ha portato in questi giorni in Europa e, in seguito, in Medio Oriente. Nella sua tappa berlinese, parlando dell’Iran, il capo della diplomazia americana ha ribadito di «sperare in una soluzione diplomatica… la scelta è nelle mani dell’Iran, speriamo che facciano la scelta giusta». E ad Alma Ata i diplomatici hanno rilanciato un pacchetto di proposte che gli iraniani hanno già  respinto. Il baratto è il seguente: la comunità  internazionale riduce le sanzioni su transazioni oro, sistema bancario ma in cambio chiede la chiusura del centro di ricerche di Fordow, l’arresto dell’arricchimento dell’uranio al 20%, l’invio all’estero dell’uranio arricchito (sempre al 20%).
Alla vigilia del meeting, i dirigenti iraniani hanno fatto sbarramento, escludendo concessioni. E la guida, Alì Khamenei, ha escluso possibilità  di dialogo diretto con gli Usa, sortita letta come un modo per smentire contatti segreti tra i due nemici. In realtà  molte fonti ritengono che siano avvenuti. Teheran, per ora, insiste nell’offrire soltanto lo stop dell’arricchimento dell’uranio ma vuole che siano abrogate tutte le sanzioni. Dunque le posizioni sono ancora lontane, lo scetticismo forte e da qui l’appello di Kerry.
Nel contempo, il regime continua le manovre per sottrarsi alle sanzioni. Ci riesce? Alcune analisi diplomatiche ritengono di no e sottolineano i guai dell’economia iraniana. Altri esperti, invece, affermano che il Paese è in grado di continuare con i suoi affari, pur tra le difficoltà  e «giri» incredibili. L’ultimo esempio dell’arte della sopravvivenza viene dal settore petrolifero. Teheran, attraverso un intermediario greco basato a Dubai, ha acquistato vecchie petroliere per trasportare greggio in barba ai divieti.
È probabile che Kerry abbia parlato anche di questo con il suo collega russo Lavrov, incontrato a Berlino. Di certo hanno discusso di Siria, in vista della riunione internazionale di domani a Roma dove il capo della diplomazia Usa oggi incontra il ministro degli Esteri Giulio Terzi (a seguire una «cena in formato transatlantico» alla quale partecipano rappresentanti di 34 Paesi). Anche per la Siria si cerca una soluzione negoziale, impegno che non preclude il sostegno alle parti in lotta. Il New York Times rivela che le nuove armi arrivate a formazioni ribelli «moderate» sono state comprate dai sauditi in Croazia e trasferite in zona con l’aiuto dei giordani. Per molti si tratta di un piano che ha coinvolto gli Usa. Secondo nostre fonti gli americani avrebbero deciso di dare una mano più decisa agli insorti. Per il Washington Post stanno valutando aiuti diretti (compresi veicoli blindati).


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