«Dimezzati la busta o sei fuori»

Il gruppo di ristoranti torna ad attaccare i lavoratori. Ma questa volta sceglie un metodo «soft»: se accettate un livello più basso, un part time di 20 ore e il trasferimento, conserverete il posto Sembrava troppo bello, e invece no: dopo aver ricollocato per il rotto della cuffia i 70 dipendenti dichiarati in esubero nel 2012, Autogrill torna all’attacco. E stavolta il marchio di ristorazione controllato dai Benetton raddoppia: sul piatto mette ben 140 licenziamenti, e tutti sulla rete dei punti autostradali. Ma lo fa in un modo più sottile, forse sperando di evitare il battage mediatico dell’anno scorso. Nella procedura inviata via fax ai sindacati, propone infatti uno «scambio», che dovrà  passare attraverso una scelta volontaria dei licenziandi: se faranno pervenire entro il 21 aprile, una «dichiarazione di disponibilità » a essere trasferiti in un nuovo locale entro i 50 chilometri, a essere demansionati e ridotti di livello, e a passare a part time di 20 ore, potranno conservare il posto.
In tempi di crisi, probabilmente l’azienda ha fatto suo un refrain molto in voga ultimamente grazie alla ministra del Lavoro uscente, Elsa Fornero: meglio un «lavoretto», precario o part-time, che nulla. Basti pensare che ci sono ben 79 full time a 40 ore tra i licenziandi, 11 dei quali sono manager, e diversi altri responsabili di servizio: dal primo al terzo livello del contratto del commercio. Accettando lo «scambio», con demansionamento al quinto livello e part-time incluso, si vedrebbero praticamente catapultati da uno stipendio di 1200-1400 euro a circa 500-600 euro al mese. Un vero «affarone». Senza contare che il trasferimento potrebbe aggravare i costi della benzina, non a buon mercato.
La multinazionale ha un modo molto «tecnico» di definire lo scambio proposto: si chiama «Programma di trasferimenti e trasformazioni di rapporti “volontari”» (il termine «volontari» è messo tra virgolette dalla stessa azienda, evidentemente conscia che non propriamente di volontarietà  si tratta; e in questo bisogna apprezzarne la sincerità ).
C’è un altro punto importante da segnalare: Autogrill indica già  a priori i locali in cui i lavoratori potranno essere ricollocati qualora accettassero di sottoscrivere il «Programma volontario», e sono solo quelli della stessa rete autostradale, escludendo quindi i tanti ristoranti a diversi marchi (da Motta a Burger King, da Ciao a Spizzico) che pure ha in aeroporti, stazioni, città  e centri commerciali.
Ma quali sono le motivazioni addotte dalla multinazionale? I legali nella loro comunicazione parlano di una crisi di vendite nell’ultimo anno, causata da due fattori concorrenti: la diminuzione del traffico, dovuta soprattutto all’aumento del costo dei carburanti, e la scelta dei clienti – sempre a causa della crisi – di spendere sempre meno per ogni singola consumazione. Allegano dati dell’Aiscat sul traffico di mezzi pesanti e leggeri, dati sulla «penetrazione» degli scontrini (cioè il rapporto tra numero degli scontrini emessi e numero di chilometri percorsi in totale sulla rete) e sull’importo degli scontrini stessi. La crisi c’è, fatturati e margini si sono ridotti: nel primo semestre 2012 i ricavi sono scesi a 581 milioni dai 648,3 milioni dello stesso periodo 2011(-10,4%), trend negativo che è proseguito nel terzo trimestre (-7,8%). Trend negativo pure per i margini, scesi nel terzo trimestre 2012 dell’11% (nel primo semestre addirittura scesi del 51%).
E lo stesso sindacato lo ammette: «La crisi c’è, nel traffico autostradale e nelle vendite – dice Fabrizio Russo, Filcams nazionale – Comunque verificheremo, ovviamente, i dati forniti dall’azienda. Quello che non va per niente è offrire, a priori, una soluzione “preconfezionata” ai lavoratori, proponendo demansionamenti e tagli di ore. Noi ci muoveremo unitariamente, con Cisl e Uil, per respingere questi licenziamenti. E siamo disponibili a sederci a un tavolo per confrontarci, come abbiamo sempre fatto, ma va ritirata l’idea del “Programma volontario” proposto».
Oggi è previsto un coordinamento straordinario dei delegati Filcams. Sandro Pesce, delegato a Stura, da 28 anni dipendente Autogrill, osserva che«siamo di fronte a un caso inedito, mai l’azienda aveva aperto una procedura simile a livello nazionale. Sembra quasi un invito ad auto-licenziarsi». Sospetto che viene ad esempio a Conero, dove in un locale viene licenziato un manager che lavora 40 ore, quando nell’ultimo anno e mezzo sono state assunte altre due persone per complessive 80 ore, si fanno ogni mese parecchi straordinari, e due lavoratori sarebbero pensionabili entro un anno.


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