Diritti: un «matrimonio per tutti». A oltranza

PARIGI. Dopo lo scontro a distanza nelle piazze francesi, con i cortei dei «pro» e degli «anti» che nel solo mese di gennaio hanno riunito rispettivamente 125-400mila persone e 340-800mila, la battaglia sul «matrimonio per tutti» è iniziata ieri all’Assemblea nazionale. I dibattiti dovrebbero durare quindici giorni (anche di notte e per due week end) e il voto solenne della legge, che ha i numeri per passare, è previsto il 12 febbraio. In conformità  con l’impegno numero 31 della campagna di Hollande, la legge modifica il codice civile e afferma che «il matrimonio è contratto da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso» e dà  il diritto a tutti all’ «adozione congiunta di un bambino da parte dei due coniugi o all’adozione del figlio del coniuge». La ministra della giustizia, Christiane Taubira, ha difeso la legge in nome dell’eguaglianza dei diritti: «non c’è nessuna ragione perché le coppie eterosessuali siano protette dallo stato e che le coppie omosessuali non possano godere di questa protezione».
L’opposizione è pronta a fare la guerra. Ha presentato 5298 emendamenti, uno dei quali per chiedere un referendum popolare sulla questione. Alcuni emendamenti sono stati firmati sia da deputati Ump che dall’estrema destra. Il tenore di alcuni emendamenti è estremamente pesante e riporta la Francia alla violenza degli scontri sul Pacs, passato nel ’99 e ora difeso anche da coloro che allora si erano opposti. Degli emendamenti sono puramente provocatori, come quelli che propongono il «matrimonio per tutti» anche ai poligami, ai minorenni, tra parenti stretti. I due deputati del Fronte nazionale hanno firmato con l’Ump un emendamento che allerta sulla porta aperta all’«immigrazione nuziale», poiché la legge prevede che un francese possa sposarsi con uno straniero anche se cittadino di un paese che non riconosce il matrimonio omosessuale. La parte più moderata della destra propone un’«unione civile» per le coppie omosessuali senza diritto all’adozione.
Ieri mattina, gli oppositori hanno messo degli striscioni sui ponti di Parigi, con i soliti slogan («Un papà  una mamma un bambino« ecc.), ma anche con un riferimento alla questione che più preoccupa il paese, la disoccupazione: «Vogliamo lavoro, non il matrimonio omosessuale». Henri Guaino, ex consigliere di Sarkozy, ha aperto le ostilità  a Palais Bourbon, invocando il gollismo per dichiarare l’opposizione a una legge «troppo gravida di conseguenze sulla filiazione o sui nostri equilibri sociali». Il primo ministro, Jean-Marc Ayrault, si è detto «sereno» sull’adozione «ad ampia maggioranza» di un «progetto di legge che permette molti progressi in termini di eguaglianza» e che ha il consenso di una ampia maggioranza di francesi. Anche a sinistra ci saranno degli emendamenti: in particolare i Verdi, presenteranno la proposta di inserire nella legge il diritto alla procreazione medicalmente assistita per le coppie di donne, questione che divide e che il governo ha preferito rimandare alla prossima legge sulla famiglia. Nelle famiglie politiche ci saranno poche defezioni. Qualche socialista voterà  contro per ragioni di coscienza, uno dei 10 deputati del Front de Gauche si opporrà . A destra, 2 dell’Ump voteranno a favore.
Jean-Marc Ayrault, prima ancora che iniziasse il dibattito all’Assemblea, ha aperto un nuovo fronte: ha affermato che ci saranno «iniziative imminenti» su un’altra promessa di Hollande, che sembrava dimenticata, la concessione del diritto di voto per gli extracomunitari residenti in Francia alle elezioni locali.


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