Cie, rimpatriato solo il 50 per cento dei trattenuti. In aumento rivolte e fughe

ROMA – Secondo i dati nazionali forniti dalla Polizia di Stato, nel 2012 sono stati 7.944 (7.012 uomini e 932 donne) i migranti trattenuti in tutti i centri di identificazione ed espulsione (Cie) operativi in Italia. Sono le cifre diffuse dall’Ong Medici per i diritti umani, che ha anche elaborato un grafico sul rendimento di queste strutture detentive per migranti senza permesso di soggiorno in attesa del riconoscimento e del rimpatrio. Si vede così che l’allungamento dei tempi massimi di reclusione, passati dai due mesi del 2008 ai 18 mesi del 2012, non è servito ad aumentare i rimpatri. Anche il numero dei trattenuti è diminuito. Nel 2008 sono stati internati 10.539 migranti, di cui 4320 effettivamente rimpatriati, contro meno di 8 mila trattenuti nel 2012, di cui solo la metà  (4.015) sono stati effettivamente rimpatriati. Nel 2012 è stato rimpatriato esattamente il 50,54 per cento dei trattenuti, un più 0,3 per cento rispetto al 2011, anno in cui fino a giugno erano in vigore al massimo sei mesi di detenzione.

“Si conferma dunque la sostanziale inutilità  dell’estensione della durata massima del trattenimento da 6 a 18 mesi ai fini di un miglioramento nell’efficacia delle espulsioni”, commentano i Medu.   Il numero complessivo dei migranti rimpatriati attraverso i Cie nell’anno appena trascorso, costituisce solo l’1,2 per cento del totale degli immigrati irregolari presenti sul territorio italiano, secondo le stime dell’Ismu che parlano di 326 mila persone al primo gennaio 2012.
Sono aumentate molto le rivolte e le fughe. L’anno scorso sono riusciti a fuggire dai Cie 1.049 i migranti, ben il 33 per cento in più rispetto all’anno caldo del 2011, quando i Cie erano pieni di tunisini ed egiziani giunti in seguito alla primavera araba. È un dato significativo secondo Medici per i diritti umani. L’Ong scrive in una nota che questo testimonia “l’aggravamento del  clima di tensione e l’ulteriore deterioramento delle condizioni di vivibilità  all’interno”. Facendo un bilancio, per Medu la detenzione amministrativa è “uno strumento sostanzialmente fallimentare nel contrasto dell’immigrazione irregolare”. Inoltre, durante le tante visite effettuate nelle strutture, Medu ha riscontrato che “il prolungamento del tempo massimo di detenzione nei CIE ha drammaticamente peggiorato le condizioni di vita dei migranti all’interno di queste strutture”. Sul prolungamento del trattenimento “è pressoché unanime il giudizio negativo espresso dai responsabili degli enti gestori dei 10 Cie monitorati”. Per  Medu “tale misura ha infatti  seriamente compromesso la gestione complessiva dei centri causando gravi problemi organizzativi, logistici e sanitari”.  
In vista delle elezioni politiche, Medu chiede “una radicale revisione dell’attuale sistema di detenzione amministrativa”, alla luce delle gravi e ripetute violazioni dei diritti umani dei migranti emerse durante le visite nei Cie. Revisione che, secondo l’Ong, “non può che avvenire nell’ambito di una profonda riforma della legge “Bossi-Fini”. (rc)

 

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