In piazza contro gli stupri la rivolta delle indiane

NEW DELHI. Le ragazze della nuova India non hanno avuto nemmeno il tempo di festeggiare: dopo giorni di proteste il governo ha finalmente deciso di creare una commissione di inchiesta sullo stupro collettivo di una studentessa di 23 anni che da qualche giorno lotta tra la vita e la morte in un ospedale di New Delhi. Ma la gioia per questa parziale e tardiva vittoria politica, in un Paese dove i diritti delle donne sono spesso calpestati fin dall’infanzia, è stata ben presto offuscata dalla notizia rimbalzata da Mumbai, dove una studentessa di 21 anni è morta dopo essere stata accoltellata da un innamorato respinto. E dove una nepalese sarebbe stata violentata per ben tre volte in un giorno.
Restano le immagini di questi inediti giorni di protesta, lo sdegno per l’aggressione contro una studentessa, stuprata a bordo di un autobus da 6 uomini ubriachi. Rimasta viva per miracolo, è diventata il simbolo della ribellione di una metropoli da 19 milioni di abitanti, scossa da una sequenza di violenze sessuali che
solo quest’anno ha superato di gran lunga i 600 casi, quasi il 20 per cento in più del 2011.
Da quando domenica scorsa si è sparsa la notizia, una folla impressionante ha preso a raccogliersi attorno al cuore del potere politico indiano, l’ufficio del primo ministro e della presidenza, per chiedere giustizia. Per disperdere le decine di migliaia di manifestanti dei primi giorni, la polizia ha usato lacrimogeni e cannoni ad acqua, e più di trenta sono rimasti feriti, compresi parecchi agenti, uno dei quali è morto, forse per un attacco cardiaco. Per arrivare in centro abbiamo impiegato ore, mentre numerose strade erano ancora affollate dagli studenti che sciamavano dopo aver manifestato a Rashtrapati Bhavan, con ancora i cartelli in mano che dicevano “Delhi, capitale dello stupro”, “Ergastolo ai violentatori”.
«Vogliamo dare una scossa alla gente di Delhi — ci dice una ragazza di nome Jyoti, che ha issato durante la manifestazione un manichino con un cappio al collo per il capo della sicurezza dello Stato — Se ne stanno tutti nel chiuso delle loro case, negli uffici, nelle macchine, ma devono capire a che tipo di sofferenza vanno incontro ogni giorno le donne di questa città  e dell’India».
Allarmata dalla piega che hanno preso gli eventi, e da una manifestazione che ha raggiunto anche la sua residenza privata, la leader del Congresso Sonia Gandhi ha ricevuto con suo figlio Rahul una delegazione di studenti ed è andata a trovare la ragazza, ricoverata ancora in gravissime condizioni, e ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro il fenomeno dilagante delle violenze a sfondo sessuale. «È imperativo che la polizia venga sensibilizzata sul pericolo che corrono le nostre figlie, sorelle e madri», ha detto in una lettera alla governatrice del suo stesso partito,anche lei ritratta nei cortei con un cappio al collo.
Il premier Manmohan Singh ha affidato l’ordine di rafforzare la sicurezza al ministro degli Interni nella speranza che la situazione non sfugga di mano alla polizia, accusata di negligenza per non aver raccolto subito la richiesta di soccorso della coppia. I sei colpevoli sono stati nel frattempo arrestati, e sono trapelati i dettagli raccapriccianti dello stupro di massa. I violentatori giravano ubriachi a bordo di un autobus privato usato lungo le linee pubbliche sovraccariche, e quando la coppia dopo il cinema è salita sul mezzo, il ragazzo è stato picchiato con sbarre d’acciaio e legato per assistere alla violenza contro la sua amica, durato ore nel pieno traffico della metropoli. Quando si è liberato, ha chiesto aiuto a una pattuglia di poliziotti che, a quanto pare, non si sono mossi dal loro posto.
Sull’onda della sollevazione popolare, gli uomini di servizio nella zona e il loro comandante, sono stati rimossi, ma le manifestazioni sono continuate, sebbene relegate a Jantar Mandar. L’annuncio che il governo creerà  una commissione d’inchiesta per fare chiarezza sull’ultimo stupro ha rallentato la tensione. Il ministro delle Finanze P. Chidambaram, durante una conferenza stampa in diretta tv, ha spiegato che l’indagine vuole «verificare eventuali mancanze da parte della polizia, di autorità  o di persone che hanno permesso che avvenisse il fatto e di accertare le loro responsabilità  ». La commissione, guidata da una ex giudice, dovrà  presentare le sue conclusioni entro tre mesi.
Una risposta immediata anche al Partito di opposizione del Bjp che aveva sollevato il caso in Parlamento chiedendo una sessione speciale sulle violenze sessuali. L’opposizione ne aveva approfittato per mettere sotto accusa l’intero apparato di sicurezza non solo nella capitale, ma anche nelle altre città  dove il fenomeno è ugualmente drammatico, come a Mumbai, e nelle aree rurali dove la piaga «è endemica». Pochi giorni prima del caso di Delhi, una bambina di 10 anni era stata violentata da una gang di ragazzi nel Bihar e abbandonata morta in un canale. Un altro dei tanti delitti orribili che in India, fino a qualche giorno fa, non facevano nemmeno notizia.


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