Samaras senza maggioranza certa Anonymous rende note le «misure»

Contemporaneamente, Anonymous ha lanciato un attacco contro il sito del ministero delle finanze, impossessandosi e pubblicando alcuni dei documenti (soprattutto mail) scambiati tra il ministero stesso e la «troika» (Bce, Ue. Fmi).
Non è finita: per chiarire come il governo intenda far fronte ai suoi impegni internazionali, combattendo ovviamente il primo nemico pubblico – l’evasione fiscale – è stato arrestato il giornalista Kostas Vaxevanis, con l’accusa di «violazione della privacy» per aver pubblicato una lista con 2.059 nomi di cittadini greci con conto corrente in Svizzera, nella filiale della Hsbc di Ginevra. Strano paese, la Grecia. In una situazione così ci si aspetterebbe che fossero arrestati gli evasori. Certo, se nella lista compaiono funzionari pubblici, ex ministri come quello della marina mercantile (Giorgos Voulgakaris), uomini d’affari, architetti, qualche casalinga, giornalisti – la «casta» li comprende, non vi fate deviare dai populisti cartacei – allora c’è un problema «politico». E si arresta il cronista, non l’evasore.
Ma torniamo al punto essenziale: l’«accordo» con la Ue. Samaras se n’è uscito trionfante: «Abbiamo concluso i negoziati sulle misure e sul progetto di legge finanziaria per il 2013». Per essere più chiaro: «Abbiamo ottenuto tutto il possibile. Se le misure e il bilancio saranno approvati dal parlamento, la Grecia uscirà  dalla crisi». L’ultima affermazione sembra eccessiva anche a un imbrunito, in materia economica. Basta sentire il resto del comunicato ufficiale per rendersene conto: «d’ora in poi il problema è che cosa potrebbe succedere se l’accordo non sarà  approvato dal parlamento perché il paese andrebbe verso il caos». Per non lasciare spazio a dubbi: «adesso spetta al senso di responsabilità  dei partiti e di ciascun parlamentare». Non c’è bisogno di traduzione: o si fa come dico io, oppure intervengono «i mercati».
Peccato che nelle stesse ore Anonymous stesse pubblicando una nutrita selezione di mail scambiate tra il governo Samaras – all’insaputa, ufficialmente, dei suoi alleati – e la Ue. Venizelos, nuovo leader del Pasok – l’unico greco, forse, che trarrebbe beneficio da una drastica cura dimagrante – definiva quello di Samaras «un annuncio sconsiderato». Sinistra democratica, scombiccherata coalizione che vorrebbe essere all’opposizione, ma purrtroppo fa parte dell’esecutivo, ricordava di aver «lottato per i diritti dei lavoratori sostenendo posizioni concrete» non meglio specificate.
Nelle stesse ore, il Financial Times pubblicava numerosi articoli – il più lucido a firma di Wolfgang Munchau – in cui si distingue con grande chiarezza tra «liquidità » (i prestiti che la Bce e la Ue stanno predisponendo in grande quantità ) e «solvibilità » necessaria per un paese. Traduciamo: se ti servono 10.000 euro, ma sai che ti stanno arrivando, hai un problema di «liquidità ». Facilmente risolvibile. Se quei 10.000 sai che non li hai, e non ti arriveranno mai, c’è un problema di «solvibilità ». La Bce può risolvere il primo, ma non il secondo. Che è il problema vero della crisi europea.
Alla fine della giornata, la Ue era costretta a frenare. La Francia restava sul vago, il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, rinviava ogni decisione a novembre. Quando, il 16, Atene dovrebbe pagare i bond in scadenza. È indubbio che ci sia molto di «non detto» tra le varie istituzioni che si sono poste come «risolutrici» della crisi ellenica. Ma a noi resta negli occhi quel giornalista «normale» che avendo in mano la «lista Lagarde» degli evasori fiscali del suo paese, ha pensato bene di pubblicarla. Il suo arresto chiarisce quali interessi difenda l’attuale governo greco. O forse, dovremmo capire, qualsiasi governo attualmente in carica nell’Unione europea.


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