Ma Draghi non fa da sponda a Rajoy

Qui è l’oscurità : cosa c’entra l’acquisto di titoli del programma Draghi con l’Esm? Bisogna fare un passo indietro e chiarire che il problema spagnolo sono due problemi. C’è lo spread, cioè il rendimento sui titoli spagnoli è molto più alto di quello sui titoli tedeschi, e c’è la crisi del sistema bancario spagnolo pesantemente coinvolto nella bolla immobiliare esplosa nel 2007. Peraltro indirettamente finanziata, via banche spagnole, da banche europee, in particolare francesi e tedesche che, ovviamente, premono per rientrare dei crediti. L’Esm dovrebbe intervenire sulla crisi bancaria. Da molti mesi si parla di 100 miliardi di euro da trasferire alla Spagna per tamponare la quella crisi. Ma, dopo le dichiarazioni di Draghi di un mese fa, sembra che la Bundesbank abbia premuto per usare l’Esm come grimaldello per far saltare il programma Draghi. Cioè, se un paese chiede l’aiuto all’Esm, dovrebbe sottostare a un Memorandum. Dopo di che, come nel caso greco, la gestione delle finanze passa alla Troika, con uscita del paese dal mercato dei titoli, e l’intervento della Bce verrebbe bypassato.Il programma di Draghi, di acquisto diretto di titoli ha invece come obbiettivo evitare il collasso dell’euro impedendo che i mercati giochino al ribasso sull’aspettativa della rottura della zona. Ma, nella sua recente dichiarazione, Draghi ha introdotto, o meglio ha sottolineato con forza, un motivo diverso per intervenire. Dice Draghi: c’è in atto una frammentazione del sistema bancario europeo su linee nazionali, regredendo dall’integrazione raggiunta in precedenza. Come risultato le condizioni di credito tornano diverse da paese a paese in misura tale da essere ingovernabili per un banca centrale, e ovviamente danneggiando pesantemente, con tassi troppo alti sul credito, le prospettive di ripresa nei paesi in difficoltà . Tutti si sono concentrati sugli spread sui debiti sovrani come minaccia per l’euro. In realtà  la frammentazione bancaria è un meccanismo che, silenziosamente, agisce in modo ancor più devastante, frantumando di fatto l’unità  monetaria dell’area euro, rendendola ingovernabile. Con questa dichiarazione, Draghi ha inserito il contrasto alle crisi bancarie nell’ambito dei compiti della Bce in difesa della zona euro, bypassando la priorità  dell’Esm in merito a quelle crisi. Infatti, l’intervento dell’Esm implica il trasferimento diretto alla Spagna dei fondi, previa condizionalità . Invece cosa ha detto Draghi: gli stati mi richiedano l’attivazione del programma di acquisto dei titoli dei loro paesi. Ovviamente Draghi non andrebbe a comprare titoli spagnoli in giro per il mondo ma, con tutta probabilità , li acquisterebbe da banche spagnole. Le banche spagnole che, a dicembre e a marzo, avevano ricevuto liquidità  dalla Bce per comprare titoli spagnoli e abbassare lo spread, li rivenderebbero alla Bce. Così tornerebbero liquide, potrebbero restituire i debiti, e con giri interni, ricapitalizzarsi. Sembra un giro di valzer, o un giroconto; e invece è proprio così che si risolvono le crisi finanziarie più gravi, allentando i vincoli che farebbero saltare il sistema. La crisi bancaria spagnola verrebbe così risolta, bypassando l’Esm. Inoltre Draghi ha aggiunto, per rassicurare Rajoy, ma forse anche noi, che la condizionalità  richiesta non deve essere punitiva. Cioè si limiterebbe a un certificato di buona condotta, con l’impegno di proseguire nelle riforme, come richiesto, guarda caso, da Monti e Rajoy nel summit di fine giugno. A questo punto non bisogna mai scordarsi di sottolineare che Draghi si è proposto il fine del salvataggio della zona euro non in contrasto con le politiche di fiscal compact, bensì allo scopo di salvaguardarle dalla miopia del governo tedesco e della Bundesbank che, rifiutando qualsiasi intervento sul mercato dei titoli, stavano rischiando l’esplosione dell’euro, nell’ossessione che qualsiasi intervento avrebbe indebolito l’assenso dei paesi debitori alle politiche di austerità . Questo è il compito che Draghi si è prefissato, non dobbiamo attenderci null’altro da lui. Se invece vogliamo altro, per esempio impedire che le politiche di austerità  imposte dalla Unione europea danneggino irreversibilmente le condizioni di vita di ampie masse nel paese, e affossino il sistema industriale italiano, facendoci regredire di almeno cinquant’anni, ci dobbiamo pensare noi. E in fretta.


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