Don Gallo contro i galletti

E così don Andrea Gallo, fondatore della comunità  di San Benedetto al Porto, angelo anarchico, instancabile pescatore di uomini e donne sulla strada, ma anche il samaritano che l’anno scorso s’è messo sulle spalle la sua Genova avvelenata dalle divisioni della sinistra e ha accompagnato alla vittoria il sindaco arancione Marco Doria, se n’è inventata un’altra. A 84 anni compiuti – e grazie al suo «staff», dice, ma intende l’immancabile Domenico Chionetti, per tutti “Megu” – da sabato scorso è su twitter. 2mila follower in poche ore. «L’idea è venuta a lui», racconta Megu. «È attento ai nuovi linguaggi, vuole parlare ai giovani. D’altronde visto il successo della pagina facebook che ha 77184 fan, ed è la terza dopo quella di Giovanni Paolo II e Padre Pio, sbarcare su twitter era la cosa più naturale». E così una domenica come tutte e cioè non di riposo, tra un battesimo e un’altra messa, troviamo il don Gallo di sempre, un torrente di parole, entusiasta di aver trovato una nuova “strada” dove parlare ai giovani. Contenendo la sua passione in 140 caratteri.
Don Gallo, con il tuo primo tweet se l’è presa con Matteo Renzi, che ha «un linguaggio spregiudicato e vuoto come quello della Santanché». Pesante, no?
Ti dicevo, non posso stare zitto. E devo dire delle cose, anche perché ovunque vado molta gente mi ascolta. Renzi dice che in Riviera sono arrivate 500 persone ad ascoltarlo. Belìn, venti giorni prima per me ne erano venute 700. E poi da poco sono stato a Arcidosso, a Saronno. Sono un prete pellegrino, cerco le verità  andando, camminando. Ho tre bussole: il Vangelo, la Costituzione, e il Quinto Evangelo di De Andrè. Cammina e camminando arriveremo a un nuovo mondo possibile, che poi era il grido mondiale del ’68. E quello del G8, contro i cinici signori della Banca Mondiale, del Fondo Monetario e dell’Organizzazione del Commercio.
Di personaggi come Renzi in politica non mancano. Perché hai scelto proprio lui?
Molti lo seguono perché vedono in lui la nuova faccia del potere. L’ho incontrato qualche anno fa in tv, dalla Bignardi (a La7, Le invasioni barbariche, ndr). Era il primo aprile. Lui è entrato prima di me. E da dietro le quinte ho sentito che lei gli diceva: “ho qui un comunicato del Cavaliere che dice di apprezzarti molto”. Poi: “Ho qui un comunicato del Cavaliere che dice che se avessi intorno delle ragazze governeresti meglio”. E lui che rispondeva. Poi la Bignardi gli fa: “sa che giorno è oggi?” E quello: “che scemo! A Firenze si dice grullo. Che progetto ha? Il nulla”. “Se vinco io cambio tutto”. Ma cosa cambi da solo?
Grillo, genovese come te e tuo amico, ti ispira più fiducia?
Beppe mi vuole bene, se avessi voluto avrei potuto fare il Papa delle 5 stelle. Cinque anni fa già  mi diceva: i partiti sono morti. Altro che antipolitica, bisognerebbe premiarlo, porta la gente a votare. Ma ci vuole una bussola per viaggiare, siamo con il mare forza 8, se va a forza 9 noi saremo alla deriva. Te lo dice un marinaio. Dobbiamo smettere di stare inginocchiati a Monti, Marchionne e al Vaticano, tutti chierichetti del capitalismo. Quante volte ho chiesto alla mia Chiesa di convertire questi capitalisti, di convertire il modello di sviluppo, di combattere accanto ai poveri contro i potenti. Quando ero giovane c’era un libro di Igino Giordani, che a noi era vietato, e si intitolava «Rivolta cattolica ». Era proibito perché diceva: insieme ai danni materiali che faranno il nazismo e il fascismo, danni immensi, rovineranno la coscienza. E quanta ragione aveva.
Credi che in politica qualcuno abbia conservato la bussola?
Ho letto la carta degli intenti del centrosinistra, può essere uno spiraglio, una speranza che dopo la burrasca tornerà  il sole.
Pregherai per Bersani e Vendola?
Una volta un cardinale mi chiese: Andrea, ma tu la mattina quando ti svegli preghi? E io: io canto. E quello: i salmi? E io: canto i valori, i principi della Costituzione. La vuoi proprio sentire? E gli ho cantato: «Una mattina, mi son svegliato, o bella ciao…». Come faccio a non gridare, come faccio a non sperare? Io sono per la libera coscienza del Concilio Vaticano II , per le differenze e i diritti: gli omosessuali, le donne, i giovani. Mi piacciono le case del popolo, dove le porte sono aperte, i valori sono di tutti, e si difendono le conquiste dei lavoratori e dei cittadini. Oggi la nostra lotta prioritaria deve essere per i beni comuni. I vescovi in un documento del 1981, «La Chiesa italiana e le prospettive del Paese», dicevano già  che l’impegno sociale dei cattolici era vicino ai poveri: ormai una famiglia su tre si avvia alla miseria. Il procuratore Grasso ci spiega che 200 milioni di euro prendono la strada della corruzione.
Ti piacciono le primarie?
Sono un evento di partecipazione straordinario. Ma le forze politiche debbono rinnovarsi, intanto spazzando via il porcellum, il videogioco dei partiti che impedisce al popolo di scegliersi i suoi rappresentanti. Io ho scritto un altro cinguettio (tweet, ndr): “Se D’Alema,Veltroni, Bindi sono ancora parlamentari una ragione ci deve essere: quale?”. Facciano un passo indietro, inizino loro a lasciare spazio alla partecipazione. Finita la scellerata scelta di Veltroni segretario,ho detto a Bersani: “Pier Luigi, ce l’avete a Roma un salone grande dove chiudervi dentro e guardarvi negli occhi?”. La carta degli intenti è un buon inizio, una speranza. E invece Renzi ha detto: è troppo generica. Ma qual è la sua proposta? Stare in ginocchio da Monti e da Casini che a sua volta sta in ginocchio dal segretario di stato Vaticano? E a un Napolitano che è il sindaco del Quirinale e invece crede di essere re, dopo il Re di maggio e il re Sciaboletta? Non c’è un minuto da perdere, non voglio vedere morire la democrazia.

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IL LIBRO «Andiamo camminando» Sulla strada con il ‘don’

«Se possibile, Don Gallo è ancora più nottambulo di me. Lo scoprii la prima volta che gli mandai una mail con alcune trascrizioni delle sue interviste. Erano le due di notte ed ero convinto che mi avrebbe risposto non prima del mattino successivo. Invece la risposta del Gallo arrivò circa un’ora dopo, alle tre e mezza passate. Da allora diventò una consuetudine: Andrea rispondeva nella fascia oraria compresa fra le due e le cinque del mattino». Il don Gallo appassionato dei social forum e di facebook, dove ha una pagina con ottantamila fan. Che si aggiorna su internet, nelle lunghe notti della comunità  di recupero di San Benedetto al Porto, a Genova. Questi e altri aspetti non pubblici del sacerdote genovese sono raccontati in «Sulla strada con Don Gallo», di Federico Traversa ed edito dalla Chinaski di Genova, un’editrice di di tre ragazzi con vite non facili – Federico, Marco e Francesca – che dieci anni fa osano credere a una «folle idea»: «per pubblicare la gente brava e di talento che non trovava spazio». Traversa viene da una famiglia che ha avuto a che fare con la strada, con Gallo e con la sua comunità . E forse non casualmente la casa editrice sembra ispirata al suo stesso stile ‘da strada’. «Crescere camminando», recita il loro sito, «con la voglia di produrre buoni libri e contribuire a fornire un’onesta testimonianza della cultura del nostro tempo».
«Sulla strada con Don Gallo» è un viaggio dietro le quinte con il sacerdote, dedicato agli scettici, a quelli che non si fidano. È un libro che a sua volta racconta di un altro libro scritto dallo stesso Traversa, una biografia del don. In «Sulla strada» l’autore pubblica i dialoghi più privati, omessi dal primo libro, quelli su temi delicati e scivolosi, come la fede, il rapporto con i ragazzi della comunità . E racconta l’amicizia nata in occasione della biografia fra l’intervistato-prete degli ultimi e l’intervistatore-tormentato e agnostico. La relazione professionale viene presto travolte dal carisma di un prete laico e così umano. Al quale Traversa dedica una poesia finale, «Cammino con gli ultimi» in cui i due si confondono: «In una notte alcolica sei perso in preghiera/Tribal connection e via con la fiera».


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