Violenza, crescono le denunce delle donne anziane. I dati di Telefono rosa

ROMA – Sono in aumento le donne anziane che denunciano le violenze subite in famiglia. Negli ultimi anni si è registrato un numero crescente di casi nella fascia d’età  che va dai 55 ai 65 anni. Lo dicono i dati dell’associazione Telefono rosa : da sole le denunce per questo target costituiscono il 16% del campione di un’indagine svolta su 1.270 casi. Non sempre si tratta di ceffoni o maltrattamenti, ma anche di pressioni psicologiche e sudditanza economica. Situazioni pesanti e spesso insostenibili che, però, molte trovano il coraggio di denunciare solo in tarda età , dopo una vita di soprusi. “ Si subisce per paura di fare un torto ai figli, quindi si aspetta che questi si siano sistemati, che siano indipendenti, per decidersi a chiedere aiuto – spiega Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono rosa -. A frenarle sono anche situazioni finanziariamente molto deboli. Gli uomini hanno di solito una condizione economica migliore. Nonostante questo, però, molte cercano di fare il passo”.

La tendenza alla denuncia in tarda età  si registra soprattutto tra le italiane, “vediamo che per loro è piuttosto notevole mentre tra le straniere scende a picco: sono solo il 6%”. Una differenza legata alla mancanza di una rete familiare di sostegno per le immigrate, ma anche di una maggiore dipendenza economica dal marito o dal compagno.“Quando vengono da noi queste signore ci raccontano di aver subito tanti tipi di violenza: da quella economica a quella psicologica, ma ci sono anche casi di maltrattamenti e percosse – aggiunge -. E dopo tanti anni hanno paura di affrontare il percorso da sole con i figli. La questione economica ha la sua incidenza: pensano che se sopportano i soprusi i figli hanno un posto garantito in cui stare”.

In realtà , spiega ancora la presidente di Telefono rosa, la reticenza a denunciare incide negativamente sulla crescita dei bambini: i maschi apprendono un comportamento violento e le femmine un atteggiamento remissivo e succube. “I figli pensano che il modo di relazionarsi tra uomo e donna sia quello. La violenza assistita è una questione importante, che incide sulla crescita – afferma ancora Moscatelli – . I bambini percepiscono la situazione anche se non sono presenti. Di questo spesso non ce ne curiamo, ma sono come carte assorbenti e su di loro resteranno i segni per il resto della loro vita”. Per sostenere l’indipendenza delle donne che decidono di denunciare i compagni violenti, l’associazione ha lanciato una nuova campagna che vede come testimonial Claudia Gerini. Fino al 2 ottobre si potranno donare due euro per sostenere la creazione di Centri di semiautonomia dove, per mamme e bambini, sia possibile ricostruirsi una vita. “Vogliamo riuscire a dare sicurezza e tutela alle donne che escono di casa e cercano accoglienza – conclude la presidente dell’associazione – . Se queste persone non hanno un lavoro, una casa o una sistemazione, per loro è difficile andare avanti. E visto che enti pubblici stanno male, come Telefono ci rivolgiamo ai privati con questa raccolta fondi”. (ec)

 

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