Processo lampo al Corvo Tra i testi Padre Georg

CITTà€ DEL VATICANO — Scortato da due gendarmi, il «corvo» Paolo Gabriele entra nell’aula del Tribunale Vaticano con sei minuti di anticipo, alle 9,24, rasato di fresco, con i corti capelli scuri pettinati all’indietro e un completo grigio, cravatta in tinta, camicia bianca, azzimato e all’apparenza impassibile. L’unica traccia di due mesi di isolamento più altri due ai domiciliari sono le occhiaie profonde sul volto pallido, le mani che talvolta s’intrecciano o stringono la panca di legno lungo la parete a sinistra della giuria, una tensione latente che si scioglie in qualche sorriso e risata con l’avvocato Cristiana Arru o quando abbozza un saluto ai giornalisti.
Il coimputato per «favoreggiamento», Claudio Sciarpelletti, non c’è, ma la prima sorpresa non è tanto quando il suo legale, Gianluca Benedetti, ne dichiara l’innocenza e poi chiede e ottiene dal collegio giudicante che i due procedimenti vengano separati: il tecnico informatico, com’era nell’aria, sarà  processato a parte in data da stabilire. La cosa interessante è quando il legale dice che fu «un monsignore» — il personaggio misterioso indicato nella requisitoria come «W» — a dare a Sciarpelletti la busta da consegnare a Gabriele che gli fu trovata in un cassetto: busta che conteneva «email» e un «libello inqualificabile» intitolato «Napoleone in Vaticano» che attacca il comandante della Gendarmeria Domenico Giani e comparirà  nel libro di Gianluigi Nuzzi Sua Santità . «Il favoreggiamento sarebbe semmai a carico del monsignore», fa notare l’avvocato. Tanto per dire che la faccenda è complicata e il giro di carte sottobanco (tipo gli scambi di buste «da Paolo Gabriele a W e da W per Paolo Gabriele», raccontò Sciarpelletti) non si limita ai dipendenti «laici» del Vaticano. L’indagine va avanti.
Ora però si procede con il processo al solo Gabriele e solo per il «furto aggravato» di documenti dallo studio del Papa: il 23 maggio i gendarmi trovarono «82 scatoloni» in casa del maggiordomo, comprese carte stampate da internet. Sarà  una cosa rapida: alle 9 di martedì è fissata la prossima udienza con l’interrogatorio di Gabriele, il presidente della giuria Giuseppe Dalla Torre conta di concludere in quattro udienze entro la fine della settimana. E così Vatileaks non interferirebbe con il sinodo dei vescovi che il Papa aprirà  domenica 7 ottobre.
Eppure le due ore e un quarto della prima udienza non sono state una formalità . Prima l’appello dei testimoni, tutti chiesti dalle difese: per Gabriele sono otto, sei uomini della Gendarmeria (Giuseppe Pesce, Costanzo Alessandrini, Luca Cintia, Stefano De Santis, Silvano Carli, Luca Bassetti), una delle Memores Domini dell’Appartamento (Cristina Cernetti) e monsignor Georg Gà¤nswein, segretario particolare di Benedetto XVI, l’unico già  citato nella requisitoria e testimone chiave: fu lui a «incastrare» Gabriele. Tra i cinque testi per Sciarpelletti, lo stesso Gabriele, un ufficiale della guardia svizzera (William Kloter), due gendarmi (il comandante Giani e Gianluca Gauzzi) e il suo superiore in Segreteria di Stato, monsignor Carlo Maria Polvani. La difesa di Gabriele ha presentato una serie di eccezioni: è stata respinta la richiesta di incompatibilità  del collegio per via del «segreto pontificio» e la richiesta di acquisire le testimonianze raccolte dalla commissione cardinalizia («ha incarico di riferire solo al Papa», ha detto Dalla Torre). In compenso è stata accettata la proposta di togliere dagli atti perché «non pertinente» un articolo di Die Welt che collegava il clima di Vatileaks alle «invidie» d’un gruppo di collaboratori del Papa (il cardinale Paolo Sardi, il vescovo Joseph Clemens, Ingrid Stampa: ma il loro coinvolgimento fu duramente smentito dalla Santa Sede) ed era stato inserito perché «annunciava la pubblicazione di un libro in tedesco con altri documenti». Tolte anche due «conversazioni» del comandante Giani con l’ex maggiordomo senza la presenza dei legali.
Del resto l’inchiesta sui reati più gravi, come i «delitti contro lo Stato», prosegue: è saltato fuori che a giugno è stata installata una telecamera sul pianerottolo della casa di Gabriele.


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