«Tre anni alle rocker anti-Putin»

MOSCA — La danza punk inscenata in una chiesa dalle tre cantanti del gruppo Pussy Riot per protestare contro il sostegno dato a Vladimir Putin dalle gerarchie ortodosse potrebbe costare loro tre anni di cella.
Ieri nella corte dove si tiene il surreale processo alle giovani, sono arrivate le richieste dell’accusa. Moderate, rispetto alla pena massima di sette anni per hooliganismo prevista dalla legge. In linea con quello che nei giorni scorsi aveva dichiarato il presidente: le donne non avevano fatto certo una bella cosa, ma andavano giudicate «non troppo duramente».
Per il resto del mondo invece, tre anni per aver danzato e cantato «Beata Vergine, liberaci da Putin» e altre frasi simili appaiono un’enormità . Ieri al coro di proteste nel mondo dello spettacolo (da Sting ai Red Hot Chili Peppers) si è unita anche Madonna, a sua volta contestata dagli ultraortodossi durante il primo di due concerti in terra di Russia.
Gli avvocati della difesa hanno parlato in aula di «ritorno al Medioevo» e hanno preannunciato il ricorso alla Corte europea dei diritti umani per il trattamento subito dalle imputate durante il processo, visto che sarebbero state tenute per ore in celle di transito e in aula senza cibo, senza la possibilità  di riposare e con continue umiliazioni.
La sentenza dovrebbe arrivare nelle prossime ore e potrebbe anche essere più leggera: forse di due anni con sospensione condizionale. In ogni caso, quello che si è visto negli ultimi giorni nel tribunale moscovita e soprattutto ieri è certamente assai particolare. Anche se il codice penale russo non prevede pene per blasfemia e sacrilegio, come ha ricordato uno dei difensori, l’intero caso è stato basato proprio su questo punto.
Maria Alyokhina, 24 anni, Nadezhda Tolokonnikova, 22, e Yekaterina Samutsevich, 29 anni, si erano presentate a febbraio nella chiesa di Cristo Salvatore, nel periodo delle grandi proteste di piazza contro Putin. Indossando maschere colorate, avevano ballato e cantato, in una performance antipotere. All’inizio la polizia aveva preso la cosa per una ragazzata e le aveva lasciate andare. Ma dopo che un filmato era finito su YouTube, sembra che il patriarca Kirill avesse protestato direttamente con Putin. Quindi l’arresto, la detenzione e il processo.
Ieri le arringhe hanno lasciato senza fiato parecchi di coloro che erano presenti. «Le accusate si sono messe in una posizione che è in antitesi con il mondo ortodosso»; «l’agitare i pugni in aria durante la preghiera punk evidenzia chiaramente la mancanza di rispetto delle ragazze per il mondo ortodosso»; «le loro azioni non erano femminismo, ma nichilismo».
Il difensore di una delle parti «offese» si è spinto più in là , sostenendo che se la sentenza non sarà  esemplare, le ragazze potrebbero ripetere atti simili. Ha poi messo in discussione l’educazione universitaria dell’imputata Alyokhina, che ha frequentato la facoltà  di Giornalismo e Lettere. Secondo l’avvocato, nel curriculum della facoltà  ci sono più corsi sulla «storia delle dottrine culturali segrete che sulla storia della Russia». E questo è un male che secondo il legale dovrebbe spingere il giudice a imporre una correzione alle università . Non è chiaro a quali esami l’avvocato si riferisse, ma visto lo statuto dell’università  in questione, è probabile che si tratti dei vari corsi di Storia antica, sui miti greci, sulla Cabala, eccetera.
Nel pronunziare la sentenza, la corte potrebbe tener conto del fatto che due delle ragazze sono madri e che tutte e tre non hanno precedenti. Le gerarchie ortodosse si sono invece rifiutate di perdonare le tre Pussy Riot, nonostante le richieste venute da molti fedeli. Secondo un autorevole professore dell’Accademia teologica di Mosca, l’arcidiacono Andrej Kurayev, una condanna sarebbe però assai dannosa per la chiesa. «Trasformerebbe le imputate in martiri» e alimenterebbe l’ostilità  della gente.


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