Siria, battaglia nel cuore di Damasco

La cortina di fumo s’infittisce sulle notizie in arrivo dalla Siria alla vigilia della riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu: un summit che l’Occidente vuole decisivo nell’imporre nuove sanzioni contro il regime di Assad per affrettarne la fine, mentre America e Russia già  scaldano il linguaggio diplomatico in previsione di un nuovo braccio di ferro.
In attesa del summit, il Libero esercito siriano lancia attraverso i media l’operazione “Vulcano di Damasco”, riferendo di scontri «senza precedenti» a Midan e a Tadà mon, due quartieri vicini alla circonvallazione che si snoda alla periferia della città . «È una vera guerra», grida al telefono una donna, anonima, raggiunta dall’agenzia Reuters, mentre un attivista conferma alla la «nuova strategia di portare gli scontri nel cuore della capitale». Eppure, mentre il numero delle vittime, reali, continua ad aumentare — soltanto ieri sarebbero morte 50 persone fra Aleppo, Hama, Idlib e i sobborghi di Damasco — le poche conferme indipendenti che filtrano dalla città  riferiscono di scontri isolati, durante la notte, a Tadà mon e Qadam, irraggiungibili fino all’alba. Un gruppo di combattenti avrebbe preso posizione in alcuni edifici residenziali, allontanandone gli abitanti. La battaglia con l’esercito sarebbe durata alcune ore. Di nuovo ieri, nel pomeriggio, nella centrale via Abu Roumannah, si sentiva l’eco di sporadiche sparatorie provenienti dalle periferie: «Sulla terrazza del caffè Nina hanno alzato la musica per coprire il rumore dei tiri», dice un residente straniero e descrive «un’atmosfera surreale: ma a Damasco città , il traffico scorre normale».
E tuttavia fonti europee a Bruxelles fanno sapere che è stato predisposto un piano d’emergenza per evacuare i circa 25 mila occidentali in Siria, nel caso le violenze dovessero precipitare. La Ue prepara nuove sanzioni contro la Siria, da approvare lunedì
prossimo. Ed è possibile che la Ue, stavolta, superi in asprezza le misure del Consiglio di sicurezza. Infatti, tutto fa pensare che il dissidio fra Stati Uniti e Russia vada approfondendosi, anziché comporsi.
Se da Mosca qualcuno aveva indovinato, di recente, un ammorbidimento delle posizioni, un cedimento nel sostegno al governo siriano, ieri Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri, ha dissipato le voci. In una conferenza stampa prima dell’arrivo di Kofi Annan, l’inviato dell’Onu, Lavrov ha semmai indurito il tono: «Alcuni colleghi ci impongono di convincere il presidente Assad ad andarsene di sua volontà . Non è realistico », dice, poiché molti siriani sostengono ancora Assad. Lavrov avverte che Mosca «respingerà  una risoluzione fondata sul capitolo 7», che può spianare la strada a un intervento militare esterno, nonostante «il ricatto di chi minaccia di bloccare il rinnovo della missione degli osservatori Onu» se i russi opporranno il veto. Il ministro non sembra retrocedere di un passo: insiste «sul ritiro simultaneo dell’esercito e delle milizie» ribelli dalle città . Critica «le pretese radicali del Consiglio nazionale siriano», il gruppo di opposizione esterno, ora che «cresce la preoccupazione per la dimensione sempre più settaria del conflitto e la sorte delle minoranze, come i cristiani». A giudicare dalle parole di Lavrov, la missione di Kofi Annan a Mosca non avrà  esito facile, soprattutto se Annan s’era proposto di riconciliare il Cremlino e la Casa Bianca, i protagonisti del duello a distanza.


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