Sicilia a rischio default In campo il premier

PALERMO — Ha l’effetto di una frustata sulla vita politica siciliana la durissima lettera di Mario Monti al governatore Raffaele Lombardo che ha «promesso» di dimettersi il 31 luglio. Una lettera in cui gli chiede esplicitamente conferma sulla exit strategy di cui si parla da tempo, mentre una parte delle opposizioni e il mondo industriale con l’appello di Ivan Lo Bello hanno proposto di commissariare la Sicilia, tutti preoccupati di un rischio default per un bilancio stracarico di «poste dubbie e residui inesigibili». Una accorata preoccupazione raccolta dal premier con la missiva rimbalzata sul tavolo di Lombardo come un meteorite. Il cui senso, si intuisce, è che se Lombardo non si dimettesse, scatterebbe l’ipotesi di un diretto intervento di Palazzo Chigi: «Le soluzioni che potrebbero essere prospettate per un’azione da parte dell’esecutivo — si legge nella nota ufficiale — non possono non tener conto della situazione di governo a livello regionale, ma anzi devono essere commisurate ad essa, in modo da poter utilizzare gli strumenti più efficaci e adeguati».
Per gran parte del mondo politico è un invito a sloggiare da Palazzo d’Orleans, ma Lombardo s’è affrettato a far sapere di una immediata telefonata con Monti e di un vertice già  fissato per martedì prossimo a Palazzo Chigi: «Mezz’ora al telefono. Gli ho spiegato che c’è in corso una interessata ed erronea campagna mediatica sui conti da noi messi a posto. Che non deve lasciarsi fuorviare. Porterò i conti al premier, lo convincerò e se ci riuscirò allora non ci sarà  neanche bisogno di dimettermi».
Dichiarazione dirompente, echeggiata fra pochi fidati collaboratori in un palazzo dove per appagare la curiosità  dei cronisti erano stati convocati gli assessori all’Economia Gaetano Armao e alla Sanità  Massimo Russo, il magistrato da qualche giorno nominato vice di Lombardo, il più duro contro Lo Bello e quanti parlano di default: «Da settimane rappresentano la Sicilia come una sorta di pubblica canaglia sulla base di luoghi comuni e inesattezze. Per questo sentiamo il bisogno di tutelare la dignità  di questa terra». Il buco? «Abbiamo un indebitamento, in un bilancio di 27 miliardi di euro, di circa 5 miliardi e 400 milioni. È come dire che se guadagno 27 mila euro all’anno e poi compro casa e faccio spesucce con la Findomestic, mi indebito per 5.400 euro, in pratica circa un quinto delle entrate».
La mossa di Monti è stata accolta da ampi consensi nel Pdl. Seppure il presidente dell’Assemblea Francesco Cascio parli di una «richiesta inusuale e anomala». Plausi dall’Udc. Anche per Gianfranco Micciché la lettera costituisce «la garanzia di un impegno concreto del governo…». Durissimo infine il Terzo polo, con i finiani che vedono nella lettera «una grave gaffe istituzionale».


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