Guerra di mafie nella Las Vegas cinese

PECHINO — Il cielo sopra i canali e le gondole è di un celeste più veneziano che a Venezia, le botteghe sulle calli offrono dim sum e pollo fritto, souvenir assortiti e gelati generosi. Una realtà  parallela, alimentata dal denaro ingurgitato poco più in là  dalle slot-machine o che passa di mano ai tavoli: il Venetian, insieme con gli altri casinò, è l’universo parallelo di Macao. Una realtà  fittizia fatta di gioco e di montagne di soldi, ma anche la ragion d’essere dell’ex territorio portoghese, che vive e prospera del gioco d’azzardo, vietato in tutto il resto della Repubblica Popolare. Solo a maggio il surplus di bilancio della piccola regione speciale della Cina ha superato i 35 miliardi di pataca, ovvero 3 miliardi e mezzo di euro. Però, in concomitanza con una frenata degli incassi (Fitch ha ridimensionato le previsioni di crescita dal 20% al 10-12%), una vampata di violenza rischia di incrinare tutto: la ricchezza e la realtà  virtuale del Venetian, dello storico Lisboa e dei loro fratelli.
Tra fine giugno e luglio tre omicidi e un ferimento hanno di colpo avvicinato Macao alle forsennate guerre di triadi che precedettero il passaggio della città  alla Cina (20 dicembre 1999), quando le gang non disdegnavano nemmeno le autobombe per far quadrare i conti a modo loro. Adesso — segnala allarmato il «Sunday Morning Post» — i manager delle case da gioco hanno moltiplicato le guardie del corpo e le precauzioni. Ci si prepara al peggio.
Il primo omicidio è avvenuto dentro il Grand Lapa Hotel: due cittadini dell’entroterra trucidati. Due settimane dopo una donna è stata assassinata non lontano dai cieli celestini dell’immenso Venetian. In mezzo ai due delitti, un attacco di cinematografica efferatezza, da poliziesco hongkonghese: quasi la prova che gli equilibri nel mondo degli interessi illeciti stanno probabilmente saltando. Ng Man-sun, passato dalle bancarelle di verdura del mercato al business dei casinò e meglio noto come «Wai del Mercato», era a cena con una donna al New Century, un hotel di sua proprietà . In sei hanno fatto irruzione e l’hanno preso a martellate e bastonate, colpendo in particolare i tendini di braccia e gambe. Non lo volevano ammazzare ma renderlo un invalido. Ng, 65 anni, ha i suoi sospetti. Teme che si tratti di qualcuno vicino a lui, in grado di spegnere le tv a circuito chiuso e di fare allontanare le guardie. Dall’ospedale, ha pubblicato un annuncio sul Macao Daily News offrendo l’equivalente di un milione di euro a chi fa catturare il mandante.
Secondo la stampa, la polizia fa tre ipotesi: un contenzioso con un’ex fidanzata, un debito non saldato, problemi legati alla sua partecipazione in una holding. Con i tre omicidi, il ferimento compone un quadro fosco. Le bande puntano al controllo della vera miniera d’oro di Macao, le privatissime sale vip dei casinò dove si punta perdendo il conto degli zeri. La liberalizzazione delle licenze, fino a 10 anni fa monopolizzate dal leggendario Stanley Ho, ha allargato la torta fino a portare Macao a sorpassare Las Vegas e a diventare capitale mondiale del gioco d’azzardo. Ma a scatenare il furioso riposizionamento dei poteri criminali sembra contribuire la flessione degli introiti: meno liquidità  nella Cina continentale, quindi meno facoltosi clienti, meno giocate, dunque metodi più spicci per riscuotere i debiti… E molto pesa l’imminente scarcerazione del famigerato Wan Kuok-koi detto «Dente Spaccato», boss della triade «14K», rimasta peraltro attiva. Questione di mesi. Così, se gli analisti finanziari raccomandavano ai leader di Macao di diversificarne l’economia per non dipendere in modo così pericolosamente esclusivo da roulette e black-jack, ecco adesso un argomento più efficace del rigore contabile: la tutela dell’ordine pubblico.


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