Barclays, l’imperatore della City non si scusa

LONDRA â€” Neppure ieri il dimissionario amministratore delegato di Barclays Bob Diamond ha fatto le proprie scuse personali. «Alcuni hanno sbagliato, sono io stesso dispiaciuto, deluso e arrabbiato per questo», ha detto nelle tre ore di audizione davanti alla Commissione parlamentare del Tesoro, offrendo le scuse della banca ma continuando a sostenere che lui non sapeva nulla e anzi rilanciando: «Si sapeva da tempo che c’erano dubbi sui valori del Libor, non possiamo pretendere che ora sia una sorpresa ». L’uomo considerato fino a pochi giorni fa l’imperatore della City era chiamato a rispondere sullo scandalo del Libor, la manipolazione, contestata dalle autorità  finanziarie britanniche e statunitensi a Barclays, dei tassi d’interesse fra le banche, che servono a calcolare anche tassi di interesse sul debito di contratti come mutui e carte di credito. Poche ore prima, governo e opposizione si attaccavano a vicenda sul tipo d’inchiesta, parlamentare o retta da un magistrato, che dovrà  esaminare l’intero sistema bancario inglese, visto che gli istituti coinvolti nelle frodi sono almeno venti.
Sottoposto a una raffica di domande, Diamond ha mantenuto la sua linea. «Io amo Barclays», ha esordito. E ha chiarito: «Mi sono dimesso per il bene della banca». Dalle email dei trader che si promettevano champagne per brindare alle frodi fino al ruolo del vice governatore della Banca d’Inghilterra Paul Tucker, l’audizione di Diamond da parte dei 30 membri della Commissione presieduta da Andrew Tyrie ha toccato tutti i nodi della vicenda. Ma Diamond ha dichiarato di avere saputo delle manipolazioni «pochi giorni prima che l’inchiesta fosse resa pubblica, e la notizia mi ha fatto stare fisicamente male». Poi ha insistito sul fatto che la banca ha agito contro chi si è «comportato male». Quanto alle sue dimissioni, ha detto di averle rassegnate «dopo molti equivoci » e sempre «per il bene della banca». Il capitolo della telefonata fra Diamond e Tucker del 29 ottobre 2008, che chiama in causa la Banca d’Inghilterra e l’allora governo laburista, è stato aperto da un’altra negazione. Diamond sostiene da giorni che Tucker gli parlò delle stime curiosamente alte dei tassi da parte di Barclays, citando telefonate “preoccupate” di Whitehall, ovvero del governo. Pochi giorni dopo, le stime del Libor di Barclays crollarono da un più 0,15% a un meno 0,20%. Ma ieri Diamond ha negato ogni responsabilità , ribadendo che Tucker parlò sia di stime alte che di interessamento del governo. Poi ha precisato: «Credo siano stati dei ministri ad aver espresso preoccupazioni sulla stima del Libor di Barclays. Credo pensassero che data la crisi forse non potevamo più finanziarci e quindi avrebbero dovuto nazionalizzare la banca ». Ed ha ripetuto che furono i suoi sottoposti a interpretare male il messaggio inoltrato dopo la telefonata, abbassando le stime. Segnale ambiguo per Tucker, che ieri ha chiesto di essere sentito presto dalla Commissione per chiarire la propria posizione.


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