Merkel detta le condizioni ad Atene «No a sconti sui tempi delle riforme»

BERLINO — Angela Merkel lo aveva detto prima delle elezioni e lo ha ripetuto all’indomani del voto. «La Grecia deve rispettare gli impegni». Nessuno sconto. Né sui contenuti del piano di riforme previsto dagli accordi con Unione Europea, Bce e Fondo monetario internazionale, né tantomeno sui tempi per realizzarlo. Se sia una posizione tattica lo si vedrà  nei prossimi giorni, ma la cancelliera ha preferito mettere le cose in chiaro arrivando al G20 in Messico. «Bisogna dimostrare — ha affermato — che si è in grado di portare a termine il percorso concordato».
Più tardi deve aver ribadito la sua linea in un incontro con Barack Obama, tanto che il presidente Usa si è detto «incoraggiato» dal colloquio con la Merkel, convinto che i leader del vecchio continente siano sulla strada giusta per «promuovere la stabilità  finanziaria e accrescere l’integrazione europea»
La precisazione della cancelliera al G20 era giunta dopo che il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, commentando i risultati usciti dalle urne, si era espresso per una possibile revisione dell’«arco temporale» delle riforme chieste ad Atene. L’ex leader del partito liberale ha poi corretto parzialmente il tiro, riconoscendo però il fatto che sono state perdute alcune settimane nella campagna elettorale e che bisogna stabilire che cosa questo significhi per la realizzazione del programma di austerità . Le parole del ministro degli Esteri sono state «sovrainterpretate», è stato il senso del briefing governativo di ieri mattina a Berlino. «Non è questo il momento delle concessioni», ha tagliato corto uno dei portavoce della cancelliera, Georg Streiter, all’ennesima domanda sulle dichiarazioni di Westerwelle. 
Il problema, però, è che anche le forze greche filoeuropee vogliono che gli accordi siano rivisti. Rispondendo indirettamente al vincitore delle elezioni, il leader di Nuova democrazia Antonis Samaras, che ha ribadito la necessità  di rinegoziare il «memorandum» «per fare uscire il popolo dalla dolorosa realtà  della disoccupazione», la cancelliera è stata molto ferma. «Non possiamo fare compromessi — ha sostenuto — sulle tappe delle riforme che sono state oggetto di un accordo». Anche Jà¶rg Asmussen, il rappresentante della Germania nel consiglio direttivo della Bce, ha avvertito che concedere più tempo alla Grecia implicherebbe un aumento dei finanziamenti previsti. Non la pensa così, invece, il presidente del Parlamento europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, secondo cui il «memorandum» greco «non è scolpito nella pietra come le tavole di Mosè». 
Intransigenti sulla crisi greca (anche se con qualche smagliatura, come si è visto), i tedeschi non sembrano particolarmente interessati per il momento all’ipotesi degli «eurobill» o «eurobond leggeri», a scadenza e importi limitati, che potrebbero essere emessi dai governi che rispettino le regole di bilancio fissate dall’Ue. «Sono i fratelli minori degli eurobond», ha detto la portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schà¤uble.


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