Grecia al bivio finale tra euro e dracma Ue pronta a concessioni

ATENE â€” Euro o dracma. Il centrodestra di Antonis Samaras o la sinistra radicale (Syriza) di Alexis Tsipras. Atene, dopo tre anni di passione, arriva al bivio finale. E con il voto al cardiopalma di oggi decide il suo futuro e quello dell’Europa. La partita è incertissima. Gli ultimi sondaggi danno il fronte pro-euro guidato da Nea Demokratia (Nd) in leggero vantaggio. E la Borsa ha festeggiato con un balzo del 16% in due giorni. Ma sotto il Partenone tutti tendono a prendere questi dati con le pinze: «Non c’è niente di certo — dice scettico Ilias Arvanitis, edicolante di Kolonaki — . Un mese fa 1,5 milioni di persone hanno deciso chi votare solo nelle ultime 48 ore».
La posta in gioco è altissima. Il paese arriva alle urne-bis allo stremo delle forze. Sul piatto ci sono 240 miliardi di aiuti della Trojka, certo. Ma per ottenerli Atene ha accettato una cura da cavallo che ha fatto crollare in quattro anni del 20% il Pil, ha lasciato senza lavoro una persona su quattro e ha paralizzato l’economia
nazionale. «Qui di liquidità  non ce n’è più», dice amaro Constantine Michalos, presidente della Camera di commercio di Atene. Le aziende straniere vogliono essere pagate in contanti, i greci hanno ritirato dai conti correnti 10 miliardi (il 7% del totale dei depositi) negli ultimi giorni, gli ospedali non hanno più soldi per le medicine. E la Dei, l’Enel locale, sta grattando il fondo del barile per riuscire a comprare entro venerdì il petrolio della Gazprom senza cui rischia di lasciare il paese al buio.
Chi dovrà  portare la Grecia fuori da questo incubo? «Mi aspetto un voto favorevole all’Europa », ha auspicato ieri Mario Monti. I sondaggi per ora hanno una sola certezza: dopo il flop delle elezioni di maggio, le intenzioni di voto si sono polarizzate su due partiti, in una sorta
di referendum pro o contro le intese con la Ue: Nd e Syriza accreditati entrambi del 25% circa. Tutti e due a caccia in zona Cesarini non solo degli astenuti del mese scorso (il 35% degli elettori) ma anche di quel 18% disperso tra mini-partiti che non hanno
raggiunto la soglia del 3% per entrare in Parlamento. «Samaras o Tsipras? Per noi è come scegliere tra la padella e la brace — scherza Apostolis, titolare dell’omonimo barbiere ai piedi della collina del Licabetto — . Nd è l’usato che sai già  che non funziona,
visto che in quarant’anni di alternanza di governo con il Pasok ci ha ridotto in queste condizioni. Tsipras è il nuovo ok, ma è un venditore di sogni che rischiano di trasformarsi in un incubo già  da lunedì». Il 38enne leader della sinistra, in effetti, è riuscito a
quadruplicare i voti di Syriza promettendo l’equazione impossibile: «Rimanere nell’euro ma gettando alle ortiche gli accordi con la Trojka». Da lunedì però sarà  costretto a scoprire le carte. «Alla Grecia serve un governo che rispetti gli impegni
con la Ue», ha ribadito ieri Angela Merkel. E senza gli aiuti internazionali, Atene non riuscirebbe più a pagare pensioni e stipendi pubblici già  dal 20 di luglio.
Il tempo insomma è tiranno. E chiunque vinca oggi (aggiudicandosi il premio di 50 seggi sui 300 in palio), l’atto finale della tragedia greca avrà  più o meno lo stesso rapidissimo copione. «Al 99% si dovrà  formare un governo di coalizione», ammette l’ex premier George Papandreou. Nd punterà  a un esecutivo di unità  nazionale con i socialisti del Pasok e la sinistra democratica di Fotis Kouvelis. Syriza corteggerà  pure lei Kouvelis cercando, se necessario, l’appoggio degli Indipendenti greci di Panos Kammenos contrari (da destra) al memorandum.
Poi si aprirà  la partita più difficile. Sia Samaras che Tsipras busseranno alla Ue chiedendo un ammorbidimento delle condizioni degli aiuti. Bruxelles — come ha lasciato intendere Monti — sembra disposta a dare un po’ di respiro ad Atene. Riducendo i tassi sul maxi-prestito, allungando di un paio d’anni i tempi per rispettare gli impegni
di bilancio, promettendo interventi infrastrutturali della Bei e annacquando gli 11 miliardi di nuovi tagli previsti entro fine giugno. In cambio però esigerà  l’ok al resto del memorandum. A Samaras potrebbe bastare. E a Tsipras? L’Europa attende con il fiato sospeso la risposta a questa domanda. Il 38enne leader di Syriza è un abile giocatore di poker sul tavolo della politica. Ed è convinto di poter tirare la corda perché la Trojka non può permettersi — pena un’Apocalisse finanziaria — il ritorno della dracma. Ma in Germania (e non solo) molti pensano che l’addio della Grecia all’euro sarebbe gestibile — salvo che per il dramma sociale di Atene — e aiuterebbe anzi a difendere poi meglio dalla speculazione Italia e Spagna. Presto, nel caso, sapremo chi ha ragione.


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