«Se vince la sinistra un’altra governance per l’Unione Europea»

ROMA — «Ci possono essere differenze tra le forze della sinistra in Europa, ma non c’è dubbio che con Franà§ois Hollande abbiamo in comune la ricerca di una via europea, dove anche i mercati finanziari accettino un cambio di politica, più orientata alla crescita. Certo, bisognerà  negoziare con la Germania e gli altri Paesi. Inoltre io penso che una vittoria di Hollande potrà  innescare una nuova governance dell’Europa: non più il direttorio del tandem Merkel-Sarkozy, dove in realtà  è la Cancelliera a dettare i termini, ma una leadership per lo sviluppo economico più equilibrata e accettabile per tutti, cioè un quartetto di cui facciano parte anche Italia e Polonia».

Hannes Swoboda è il neopresidente dell’Alleanza dei socialisti e democratici al Parlamento europeo. Ieri era a Roma per partecipare al convegno «Oltre l’austerità : politiche alternative per l’occupazione e la crescita», organizzato dalla Fondazione Italianieuropei. 
«La crisi — spiega Swoboda al Corriere — apre una possibilità  per le forze democratiche e di sinistra. Quando la gente comincia a notare che le misure in atto non servono allo scopo e che le vie nazionali non portano da alcuna parte, allora torna a guardare alle nostre posizioni, quelle di un’Europa della crescita e dell’occupazione».
Ma, è l’obiezione comune, può l’Europa permettersi di stimolare la crescita, se molti Paesi sono ancora lontani dalla stabilità  finanziaria? «Il problema — replica Swoboda — è che l’Europa non può continuare sulla strada attuale. L’austerità  da sola non avrà  successo. Non si tratta di ricominciare a spendere. La crescita non significa deficit più alti, ma più bassi sia pure nel medio periodo. E non significa che rifiutiamo la disciplina di bilancio, i tagli e le riforme necessarie. Ma in primo luogo tutto dev’essere socialmente equilibrato. Le parti sociali, per primi i sindacati, devono essere coinvolte. E occorre trovare le risorse per i nuovi investimenti».
E dove trovarle? «Quattro strade: bisogna andare insieme sul mercato dei capitali, come dice lo stesso Mario Monti, per spuntare migliori tassi di interesse. Chiamiamoli come vogliamo, saranno una sorta di eurobond, ma sono uno strumento necessario. Secondo, occorre una forma di tassazione sulle transazioni finanziarie. Terzo, una lotta congiunta e mirata all’evasione fiscale: 1.000 miliardi di euro mancano dai bilanci nazionali dell’Ue a causa dell’evasione. Infine, nuove linee di credito della Bei. Questi strumenti ci darebbero lo spazio di manovra del quale abbiamo bisogno per rilanciare investimenti e crescita».
Resta il problema, per la sinistra, di colmare il deficit democratico dell’Europa. «I politici devono dimostrare di essere capaci di sciogliere i nodi principali della crisi. Perché dovrei aver fiducia in loro se non lo fanno e invocano sempre i mercati, per dire che non c’è alternativa? Guadagnare margini di autonomia e di manovra rispetto ai mercati finanziari sarebbe già  un progresso enorme sul terreno della legittimazione democratica. Poi bisognerebbe anche tornare al metodo comunitario, al Parlamento europeo e alla Commissione: il fiscal compact è stata una deviazione da questo corso. E ci ha fatto perdere molto tempo».


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