Equitalia e l’allarme sulle tensioni: irresponsabile accusarci dei suicidi

by Editore | 12 Maggio 2012 14:05

ROMA — «È inaccettabile continuare a scaricare irresponsabilmente su Equitalia la colpa di gesti estremi e situazioni drammatiche». Il giorno della rivolta a Napoli, del pacco bomba (senza innesco) alla direzione generale di Roma e dell’aggressione degli ispettori a Melegnano, la società  di riscossione di tasse e contributi alza la voce. E diffonde una nota allarmata: «C’è troppa superficialità  nell’associare a Equitalia il termine suicidio» e «il sensazionalismo aumenta la violenza».
Il presidente del Consiglio Mario Monti rinvia ogni commento a giovedì, quando alle 9 andrà  ad incontrare i vertici di Equitalia e delle Agenzia delle Entrate. Un appuntamento già  previsto, fanno sapere dall’agenzia di riscossione (per il 51% in mano all’Agenzia delle entrate, per il 49% all’Inps), ma che servirà  al governo per testimoniare la sua vicinanza al personale e ai dirigenti. Ormai in prima linea contro la protesta che monta sull’imposizione fiscale moltiplicata dagli alti interessi di mora. Lo hanno denunciato in molti prima di suicidarsi che è stato quel meccanismo a stritolare le loro speranze. 
«Eventi tragici da non spettacolarizzare, per i quali Equitalia esprime profonda vicinanza alle famiglie coinvolte», avverte la nota. «La troppa superficialità  con cui negli ultimi tempi si è associato a Equitalia il termine suicidio sta avendo come effetto di alimentare tensioni sociali, oggetto di facili strumentalizzazioni, che sfociano in vere e proprie guerriglie», aggiunge. E raccomanda di «non scaricare su Equitalia la colpa di gesti estremi e situazioni drammatiche, che hanno invece origini diverse e lontane e che stanno esplodendo solo oggi a causa della crisi economica». Infine l’appello a «tutti, istituzioni, media, società  civile e mondo imprenditoriale» affinché «si impegnino per ripristinare quel clima di dialogo e collaborazione indispensabile per placare tali tensioni».
Diversi i commenti politici. Oscillano tra le accuse del presidente pd del Copasir Massimo D’Alema contro quelle forze politiche che «civettano con la violenza». Fino all’invito del dipietrista Antonio Borghesi ad Equitalia a «restituire il maltolto». Solidarietà  giunge ai dipendenti e dirigenti Equitalia dal pd Emanuele Fiano: «Nessun tipo di critica, anche motivata dalla drammatica situazione, può sfociare in episodi di violenza». Dall’Udc Luca Volontè: «Inaccettabile il clima di odio verso coloro che per legge sono chiamati ad effettuare la riscossione delle tasse». E dai sindacati: «Chi fa il lavoro di esattore comunque non può essere considerato un nemico pubblico», afferma il segretario Uil, Luigi Angeletti; «chi fa il proprio mestiere non può diventare un capro espiatorio», aggiunge il segretario Ugl, Giovanni Centrella. 
Ma sulle cause della violenza le forze politiche si dividono. C’è chi ritiene che a generarla sia l’eccessiva pressione di Equitalia e chi invece se la prende con quelli che la denunciano. D’Alema rimprovera: «C’è una dose di violenza che non può essere giustificata: non si può civettare con la violenza». Mi riferisco, spiega, «a diversi maà®tre à  penser, ambienti giornalistici e anche al linguaggio di certe forze politiche. Bisogna stare attenti. Contro le tasse si sono dette delle cose di una violenza estrema». Concorda il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: «Da anni è in corso un gioco perverso fondato sull’enfatizzazione della conflittualità  e adesso si raccoglie il prodotto di questa spirale: c’è chi ha dimenticato che, specie con le nuove forme di comunicazione, le parole possono diventare pietre e peggio ancora». «Le proteste dei cittadini purché legali sono da comprendere, a fronte di un rapporto tra esattore e cittadino sempre più medievale», fa notare invece il presidente leghista del Veneto, Luca Zaia. E l’idv Borghesi aggiunge: «Condanniamo ogni violenza e attacco», «ma Equitalia è ormai un mostro fuori controllo che non si ferma neppure di fronte alla legge a tutela dei bisogni minimi vitali della povera gente. È ora di riformare il sistema di riscossione».

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