Capannoni crollati, il pm attacca: un suicidio costruirli al risparmio

MIRANDOLA (Modena) — Non c’è solo lo sciame sismico a far tremare i cuori: 228 le scosse avvertite tra Modena, Ferrara e Bologna dopo la terribile frustata di martedì mattina per una contabilità  sismica che dal 20 maggio ha raggiunto quota 1.000. Anche lo sciame giudiziario potrebbe presto scuotere molte coscienze. Le chiamavano «cattedrali del lavoro». Ora sono accartocciate in mezzo ai campi di granoturco come se la mano di un gigante le avesse prese e stritolate. La gente sosta in silenzio davanti a quei capannoni industriali che hanno fatto di queste terre una culla di benessere e che in un attimo, martedì mattina, si sono ripresi tutto, con gli interessi. Una strage. Tredici morti. Gente al lavoro. 
Fatalità ? Se qualcuno anche lo pensa, non si azzarda a dirlo: non è aria. Vito Zincani, procuratore capo di Modena, non ha la faccia del giustiziere, ma fa capire che non avrà  mano leggera: «È stato sicuramente — dice — un terremoto molto forte, ma, a detta dei sismologi, una magnitudo tra i 4 e i 6 non è ritenuta distruttiva e invece per alcuni capannoni lo è stato…». Omicidio colposo plurimo, disastro colposo e violazione delle norme edilizie: «Sarà  un’inchiesta lunga — prosegue il procuratore —, bisogna ricostruire la dinamica della scossa e capire come si è propagata». L’approdo sarà  verificare se sono state o no rispettate le norme antisismiche o se vi sono state negligenze. 
A Ferrara, dove la Procura ha aperto un’inchiesta analoga dopo la scossa del 20 maggio che ha provocato la morte in un capannone di Bondeno di un operaio marocchino di 29 anni, sono già  9 gli indagati. 
La Procura retta da Zincani non ha preso ancora provvedimenti. Ma il procuratore un’opinione ce l’ha: «A livello nazionale, la politica industriale sui capannoni è stata suicida. Si è spesso seguita la logica del risparmio e ora paghiamo un prezzo altissimo». Terreno delicato. La reazione del neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è categorica: «Una polemica artificiosa, i capannoni erano in assoluta normalità ». Il problema, più che il mancato rispetto delle norme, sta forse nelle norme stesse, almeno a sentire il presidente dell’Ordine degli ingegneri di Modena, Augusto Gambuzzi: «Fino a pochi anni fa le leggi consentivano di costruire queste strutture con incastri di prefabbricati: lo scopo era renderle resistenti al vento, non a forti terremoti, ritenuti un’eventualità  remota». Il manager della «Meta» a San Felice, dove sono morti due operai marocchini e un ingegnere, giura che tutto era in regola: «Avevamo l’agibilità  â€” dice il manager Paolo Preti —, erano stati fatti gli interventi per metterlo in sicurezza».
Sono paesi-trincea Cavezzo, Medolla, Mirandola, Finale, San Felice, e poi spicchi di Bolognese, Ferrarese e Mantovano. I numeri della tragedia si fanno imponenti. I morti sono 17 (24 con i 7 del 20 maggio) adesso che hanno estratto dal capannone della Haemotronic a Medolla anche l’ultimo operaio dato per disperso. I feriti hanno superato quota 350. Gli sfollati, come certifica il capo della Protezione, Franco Gabrielli, «sono ormai più di 15 mila». Ma le case vuote sono molte di più. «E tali resteranno — afferma il sindaco di Finale, Fernando Ferioli — fino a quando continueranno le scosse». A lungo, secondo il presidente dell’Istituto di geofisica, Stefano Gresta: «Non siamo in grado di escludere repliche di magnitudo superiore al quinto grado».
Una precarietà  micidiale anche per l’economia. Le prime stime sono da Waterloo. Secondo la Cgil, sono 3.500 le aziende inagibili, 20 mila i lavoratori a casa, mentre boccheggiano intere filiere (dal biomedicale alla componentistica). La Coldiretti parla di 3 miliardi di danni e guarda all’Unione europea. 
Il governatore Vasco Errani, fresco della nomina di commissario per la ricostruzione, pronuncia parole impegnative: «Ripartiremo e lo faremo bene, con la massima trasparenza, contrastando le infiltrazioni della criminalità  organizzata». Se esiste ancora un modello emiliano, è il momento di tirarlo fuori.


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