«Nessun buco in bilancio» È guerra fra Maxxi e governo

C’è la fila. Sono stati 450mila i visitatori nel 2011 e in poco più di due anni, quelle ex caserme di via Guido Reni, nonostante la loro storia accidentata – dieci anni di lavori, intoppi burocratici, finanziamenti a singhiozzo, polemiche sulla creatività  «troppo invadente» di Zaha Hadid, costi triplicati – sono diventate una «piazza» culturale per gli italiani e per tanti stranieri in visita nella capitale. Ma dalla sera di venerdì negli spazi bianchi-nero-grigi si è aperta una brutta guerra: il MiBac, con una strana metodologia di «effetto sorpresa» per i suoi stessi funzionari (sono molti i dipendenti del museo lì distaccati) ha fatto sapere, con uno scarno e criptico comunicato, che il Maxxi è sotto commissariamento, causa disavanzo nella chiusura di bilancio. Dal museo, però, quella bomba a orologeria è stata rispedita al mittente. Non c’è pretesto tecnico per nessun commissariamento, l’atto è ingiustificato. «Non abbiamo un buco nei bilanci» è la prima affermazione del presidente Pio Baldi di fronte a una platea affollatissima di giornalisti. Una conferenza stampa che si è trasformata in una specie di seduta dei revisori di conti, con incalzanti domande sulla gestione ordinaria, i costi della manutenzione e delle utenze (peraltro non altissimi: per un edificio di quella tipologia si aggirano intorno ai 900mila euro l’anno). E mentre Roberto Grossi del Cda snocciolava numeri su numeri (e annunciava pure le sue dimissioni), si è persa di vista la posta in gioco. Non è il Maxxi, infatti, che deve salire sul banco degli imputati, non c’è un processo in corso, ma un problema assai più grande che riguarda l’investimento sulla cultura, volano economico d’eccellenza in Italia grazie alla ricchezza del nostro patrimonio. Il Cda di un museo può anche cambiare, ma resta da capire cosa significhi per il paese e per la sua crescita quel luogo. Il ministro Ornaghi ha detto di avere il Maxxi «nel cuore» e ha rifiutato l’ipotesi di una sua chiusura. E ieri fonti interne al ministero hanno negato ogni conflitto, specificando che la governance sarebbe «un aiuto, un affiancamento» (come commissario, intanto, si fa il nome del Segretario generale Antonella Recchia). È il famoso serpente che si morde la coda: il ministero fonda un museo, lo sostiene, poi ritira i soldi e infine lo mette sotto governance (è quasi un auto-commissariamento). Il rapporto interrotto fra amministrazione pubblica e Maxxi ha qualcosa di surreale se non fosse che si sono spesi 150 milioni di euro per farlo esistere. «I 700mila euro in rosso dell’esercizio 2011, dovuto in parte ai tagli lineari effettuati in corso d’anno dal precedente governo, sono stati coperti grazie all’attivo 2009 e 2010, pari a 2.384.278 euro. Chi parla di una previsione di perdite pari a 11 milioni di euro nel triennio – ha spiegato Baldi – confonde deficit con fabbisogno futuro». Perché di quel futuro non si sa più niente da vari mesi. Nonostante diverse lettere di sollecitazione sulla situazione difficile del museo – prima al ministro Galan, poi a Ornaghi dal governo non è arrivata nessuna risposta. Arduo quindi redigere un calendario di mostre ed eventi. O meglio, quel calendario ci sarebbe già  su carta, ma come «onorarlo» senza conoscere le proprie risorse? In campo, c’è una collaborazione col Ps1 di New York e il Moca di Los Angeles per la personale di Francesco Vezzoli, poi sarà  la volta dell’artista scozzese Susan Philipsz, vincitrice del Turner Prize 2010, di Lara Favaretto, Fiona Tan e Alighiero Boetti. E per l’architettura, Le Corbusier, la mostra Energetic Architecture e nel 2013 un omaggio a Luigi Ghirri, fotografo del paesaggio naturale e urbano. Diventato Fondazione il Maxxi, che rimane di proprietà  statale (il MiBac è socio promotore), ha retto ai tagli del settore cultura – due i milioni pubblici previsti per il budget, dopo uno start up incoraggiante di 7 milioni – riuscendo ad autofinanziarsi per il 50% con i biglietti, i canoni di bookshop e ristorante e, naturalmente, gli investimenti dei privati. Godrebbe quindi di una relativa buona salute, ma fatica a guardare lontano. Vive una paralizzante attesa e al momento non ha conquistato soci solidi per la sua Fondazione, soltanto sponsor con accordi biennali (la Regione Lazio è in stand by con 1, 7 milioni nel suo portafoglio). Adesso il presidente Baldi teme che una notizia come quella del commissariamento possa bloccare la firma di contratti in corso e far ritirare dall’ingresso in Fondazione anche partner importanti (tra questi, c’è la maison Fendi). Infine, qualche dato europeo per un confronto: il piccolo museo Kiasma di Helsinski viene finanziato dallo stato all’80% con 19 milioni di euro, così la Tate Modern di Londra con 54,7 milioni di sterline e il Reina Sofia di Madrid con 57 milioni. Per rimanere in casa, il Palaexpo di Roma ne riceve 8, 7.


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