Il Tesoro è ottimista: finito un trimestre di fuoco

ROMA — Al Tesoro, nonostante i costi ben più alti di cui ha dovuto farsi carico, si tira un sospiro di sollievo dopo la due giorni di aste di Bot e Btp, di ieri e mercoledì. Innanzitutto perché la fiammata del martedì nero che aveva fatto temere la ripresa della rincorsa dei rendimenti evocando i momenti drammatici di novembre e dicembre non ha avuto seguito. Anche se ha lasciato, tutte lì, l’incertezza e la preoccupazione per ulteriori future oscillazioni. In secondo luogo perché la domanda di titoli, sia ieri che mercoledì, è risultata molto sostenuta e le scadenze più impegnative sono in pratica finite. Manca quella di fine mese dei Ctz (12,3 miliardi) e poi il trimestre di fuoco (febbraio, marzo e aprile) sarà  finito e l’esigenza di finanziamento dell’Italia sarà  più rilassata. Il 2012 è complessivamente un anno faticoso, visto che il Tesoro deve collocare titoli, tra breve, media e lunga scadenza, sul mercato complessivamente per 450 miliardi. Ma a fine aprile sarà  coperto tra il 40 e il 45% del totale e non ci saranno scadenze da onorare fino a luglio così da consentire ritmi meno impegnativi agli appuntamenti con le aste. E così da far forse tentare, magari partendo con un’asta di prova, l’emissione di titoli decennali a più lunga scadenza. Ieri il primo test con la riapertura di una vecchia emissione, il Btp con scadenza 2023 è andato bene, perché c’è stata un’altissima domanda e i tassi sono stati in linea con quelli di mercato. Che è l’obiettivo perseguito all’asta di ieri, come ha detto Grilli facendo sapere alle banche primary dealers che il Tesoro non accetta e accoglie balzi in avanti. «Le aste riflettono le condizioni del mercato, l’importante è avere una buona domanda» ha osservato parlando a Milano il viceministro dell’Economia, secondo il quale la situazione è delicata per tutti in Europa e l’Italia ha «intrapreso con successo un percorso lungo». 
In questa strada, dunque, il Tesoro ritenterà , con molta cautela, l’emissione di titoli a più lungo termine utilizzando ovviamente sempre il metodo introdotto nell’ottobre 2008 della forchetta di offerta, tra un minimo e un massimo, per modularla in base alla domanda e i prezzi proposti. Rientrando gradualmente dalla strategia messa in atto con l’aggravarsi della situazione sui mercati nell’ultimo scorcio dello scorso anno: cioè l’emissione di titoli a breve e brevissimo, in particolare i Bot, in un ammontare superiore a quello in scadenza per limitare nel tempo i costi dei maggiori rendimenti da pagare a causa della crisi dei debiti sovrani e delle tensioni sui mercati. Il processo è stato comunque già  iniziato tanto che è stata sospesa, per esempio l’emissione del Bot flessibile prevista per fine marzo. Certo ha aiutato anche il successo del primo collocamento del Btp Italia, il nuovo titolo indicizzato all’inflazione italiana che può essere acquistato anche direttamente online. E che probabilmente sarà  riproposto.
«Bisogna stare sempre con gli occhi bene aperti per vedere gli scogli nascosti che possono affiorare all’improvviso» è il motto che si ripete negli uffici del ministero di via xx Settembre. Ma la situazione viene definita decisamente più tranquilla anche se la navigazione, tanto per restare nel paragone, «resta a vista». Come ha dimostrato l’accendersi delle preoccupazioni martedì scorso, la giornata nera dei mercati in cui lo spread Btp/ Bund tedeschi è tornato sopra i 400 punti. Un’impennata, a prima vista ingiustificata, aggravata dalla mancanza di scambi e di investitori in azione, ma che ha innestato, seppure solo per una giornata, la paura di una nuova rincorsa. E la necessità  di rivedere le previsioni di budget sui costi del debito per l’anno in corso da inserire nel nuovo Def (Documento di economia e finanza) che sarà  presentato probabilmente la prossima settimana. I calcoli sono stati fatti sulla base degli spread e dei tassi in corso due settimane fa rivelando costi (la cifra potrebbe essere attorno agli 80 miliardi) nettamente più bassi di quelli ipotizzati nella precedente previsione fatta a dicembre. Quando le cose andavano proprio male.


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