UNICEF: milioni i bambini nelle città  senza accesso ai servizi di base

Giacomo Guerrera, il rapporto dell’Unicef “La condizione dell’infanzia nel mondo 2012: Figli delle città ” dedicato quest’anno ai bambini e ai ragazzi che vivono negli ambienti urbani e giunto alla sua 33° edizione. “Oggi il 50% della popolazione mondiale vive in aree urbane, ed entro la metà  di questo secolo arriverà  a oltre due terzi. Anche per questo il rapporto Unicef 2012 è dedicato ai bambini e ai ragazzi che vivono negli ambienti urbani di tutto il mondo. Sono più di un miliardo, e il loro numero continua ad aumentare” ha detto Guerrera.

Ma le città  non sono delle opportunità  per queste giovani generazioni? Non proprio. Quando pensiamo alla povertà , le immagini che tradizionalmente ci vengono in mente sono quelle dei bambini nei villaggi rurali, ma “Oggi sempre più bambini vivono negli slum e nelle baraccopoli. Sono tra i più svantaggiati e vulnerabili al mondo, privati della maggior parte dei servizi di base e del diritto di crescere bene. Escludendo i bambini che vivono negli slum non solo li priviamo della possibilità  di sviluppare il proprio potenziale, ma priviamo anche le loro società  di benefici economici che derivano da una popolazione urbana in buona salute e ben istruita” ha affermato il direttore generale dell’Unicef Anthony Lake presentando il Rapporto a Città  del Messico.

Proprio per questo per l’agenzia specializzata nell’infanzia e nell’adolescenza delleNazioni Unite è tempo di chiedere ai Governi di tutto il mondo di mettere ibambini e minori al centro dei piani urbanistici e aumentare i servizi per tutti, cominciando con l’avere a disposizione dati più accurati e più specifici per identificare e colmare le disparità  tra i bambini residenti nelle aree urbane perché “l’urbanizzazione lascia oggi centinaia di milioni di bambini nelle città  senza accesso ai servizi di base”.

Non si tratta certo di un problema di piccole proporzioni se consideriamo, come si legge nelle documentate pagine di “Figli delle Città ” (qui anche in .pdf), che ogni anno la popolazione urbana aumenta di circa 60 milioni di persone concentrate perlopiù in 21 megalopoli che oggi superano i 10 milioni di abitanti. L’Asia ospita la metà  della popolazione urbana mondiale, nonché 66 delle 100 zone urbane che crescono più rapidamente. Circa un terzo della popolazione urbana mondiale già  oggi vive negli slum (in Africa questa percentuale sale al 60%) dove si concentrano povertà , emarginazione e discriminazione ed entro il 2020 saranno 1,4 miliardi le persone che vivranno in insediamenti privi dei più elementari servizi.

Così se è vero che le città  offrono a molti bambini scuole, ospedali e parchi gioco, le stesse città , in tutto il mondo, presentano anche una serie di disparità  in termini di salute, istruzione e opportunità  per i bambini più poveri. “In molte regioni – si legge nel documento dell’agenzia Onu – le infrastrutture e i servizi non tengono il passo della crescita urbana, così i bisogni di base dei bambini non vengono soddisfatti […] tanto più che, la quota maggiore dell’incremento umano in ambiente urbano si sta verificando non nelle megalopoli, ma in città  più piccole: è qui infatti che vive la maggioranza dei bambini e dei giovani urbanizzati esclusi da molti servizi essenziali” a cominciare dall’istruzione e dalla salute dei minori che rappresentano due imprescindibili Obiettivi del millennio fino ad ora inevasi. “Sono 7,6 milioni i bambini che muoiono ogni anno prima di aver compiuto 5 anni nei Paesi in via di sviluppo. Sette milioni e mezzo di decessi sono dovuti a malattie curabili” ricorda il rapporto che non dimentica anche i molti bambini “invisibili”, quelli che non sono registrati all’anagrafe e oltre che essere esclusi dai diritti economici, sociali e culturali sono più esposti a violenza, criminalità , e sfruttamento.

Problematiche che sembrano lontane, eppure anche le periferie delle nostre città  rappresentano una sfida. “Le famiglie e i bambini che si spostano in città  peggiorano spesso le loro condizioni di vita. Vivono in quelle periferie del malessere che conosciamo anche qui, vicino a noi – ha dichiarato Margherita Dini Ciacci, presidente di Unicef Campania – Napoli per esempio non è ancora una città  amica degli adolescenti e dei bambini, vero capitale umano dell’umanità . Dobbiamo partire dai figli dei rom, dagli immigrati di seconda generazione, dai disabili e dalle fasce più povere per dare una speranza e dobbiamo lavorare sulle municipalità  per coinvolgere i cittadini, i giovani e le loro famiglie”. Solo così potremmo costruire un futuro di “fiducia e speranza per questi ragazzi”.

Non diversa l’opinione di Guerrera secondo il quale “La situazione dei nostri bambini è stritolata da parecchi mesi fra l’articolo 18 e lo spread. Di bambini non se ne parla più, diciamolo e urliamolo, se vogliamo. Non se ne parla più a sufficienza e dobbiamo rimetterli al centro dell’attenzione. I problemi economici ci sono – ha continuato il presidente di Unicef Italia – e dobbiamo tirare la cinghia un po’ tutti. Ma non dobbiamo sicuramente tirare la cinghia proprio ai bambini, ai più deboli, a coloro che hanno maggiormente bisogno del nostro aiuto. È questo che noi vogliamo chiedere al governo e certamente non per criticarlo, ma per stimolarlo in questo impegno. Questo è quello che pensiamo di fare nei prossimi mesi”.

Ma anche in Italia, non tutto va male ha aggiunto Guerrera e nell’ambito delle buone pratiche il Rapporto da grande spazio all’iniziativa internazionale “Città  amiche dei bambini”. Lanciata dall’Unicef e da UN-Habitat la campagna rappresenta la prima partnership tra tutte le parti interessate e mette i bambini al centro dell’agenda urbana. “Oggi ci sono più di 300 Sindaci italiani nominati Difensori dell’Infanzia dai Comitati Provinciali per l’Unicef, con l’impegno di realizzare i 9 passi per costruire una città  amica dei bambini, il quadro di riferimento dell’Unicef Internazionale per tutte le amministrazioni comunali del mondo”. Una speranza per il futuro importante visto che siamo convinti, come afferma il direttore generale dell’Unicef Lake, “che ogni bambino escluso rappresenta [per tutti noi] un’opportunità  perduta”.


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