Torna in forze la destra Brutta batosta dell’Fmln

A risultati consolidati si rivela disastrosa la sconfitta per l’ex guerriglia del Fronte Farabundo Martì per la liberazione nazionale (Fmln) alle elezioni parlamentari e municipali di domenica scorsa in El Salvador.
La reazionaria Alleanza repubblicana nazionalista (Arena) è tornata ad essere il primo partito nell’Assemblea legislativa con 33 deputati, uno in più rispetto al 2009; mentre il Fmln è sceso da 35 a 31. Ma soprattutto la nuova formazione della destra moderata Gana (Grande alleanza di unità  nazionale, nata dalla scissione di 14 deputati da Arena) ha ottenuto 11 deputati, che sommati a quelli di Arena fanno 43; la maggioranza assoluta degli scranni totali (84) del parlamento salvadoregno.
Ma la debacle più impressionante la sinistra del Fronte l’ha subita a livello di elezioni municipali. A San Salvador il sindaco arenero Norman Quijano, che nelle consultazioni precedenti si era affermato per un soffio, stavolta ha battuto Jorge Schafik (figlio dello storico comandante guerrigliero comunista scomparso, Schafik Handal) con uno scarto di 30 punti. E soprattutto il Fmln ha perso le roccaforti di sempre di 8 popolatissimi (e disagiati) agglomerati che circondano la capitale (Soyapango, Apopa, Mejicanos, San Martin, Ilopango…) dove la destra non aveva mai governato dopo la fine della guerra. E dove opera l’impresa venezuelana Alba-Petroleos con distribuzione dei carburanti a prezzi calmierati…
Sui 14 capoluoghi dipartimentali, Arena si è imposta in 9 e il Fmln in 3 (ne aveva 5, fra cui l’ex bastione di San Miguel). Mentre gli ultimi due sono andati a Gana e a Concertazione nazionale (destra).
La batosta è stata tale che Roberto Lorenzana, della Commissione politica del Fmln, ha fatto un appello ai militanti e sostenitori a «non scoraggiarsi». Mentre il leader del partito, Medardo Gomez, dichiarava che «dovranno essere esaminate a fondo le cause» di questo rovescio politico; che creerà  problemi a Mauricio Funes, primo presidente della repubblica progressista della storia recente del Salvador, che, di qui a fine mandato rischia di avere più che mai contro il parlamento.
Ma come spiegare questo risultato, che coincide con i 20 anni della firma degli accordi di pace che misero fine a una sanguinosa e ultradecennale guerra civile, con un saldo di 75mila vittime? In un paese che, nonostante la crisi, cresce economicamente e soprattutto, grazie al governo in carica, ha moltiplicato per due o per tre gli investimenti e le risorse per il sociale e l’educazione? E che ha forse alleviato l’endemica povertà  di questo piccolo formicaio centroamericano? Uno dei nodi di fondo, probabilmente quello centrale, è il tema della violenza e insicurezza, cui Funes non è ancora riuscito a mettere un argine; alimentato e manipolato da sempre dalla destra di Arena, nata come il partito degli squadroni della morte.
El Salvador disputa ai confinanti Honduras e Guatemala (il «triangolo della morte») il primato mondiale dei morti ammazzati con un tasso del 70 per mille. Delinquenza comune e organizzata, maras (bande giovanili) e l’innesto devastante del narcotraffico, in un paese dove trovare un’arma è la cosa più facile, hanno convertito il «pollicino delle Americhe» in uno dei luoghi più insicuri del pianeta.
Da un punto di vista politico poi, Funes, ex giornalista, moderato (a differenza dei precedenti candidati, ex comandanti guerriglieri), che ha vinto le elezioni grazie al voto decisivo delle classi medio basse del paese, ha dovuto vedersela fin dall’inizio con l’ostilità  marcata dell’Fmln. Per il suo rifiuto di entrare nell’Alleanza bolivariana (Alba) promossa dal venezuelano Hugo Chavez; per i suoi rapporti distesi con l’amministrazione Obama (che non a caso ha compiuto una breve visita in El Salvador lo scorso anno); e per la scelta di mobilitare anche l’esercito nella lotta contro la criminalità . Poco tempo dopo il suo insediamento, la dirigenza del Fmln avvertì che il suo futuro candidato (nel 2014) sarebbe stato un membro doc del partito.
I rapporti si sono deteriorati ulteriormente alcuni mesi fa quando Funes, di fronte all’incremento del 9% degli assassini fra il ’10 e l’11, ha licenziato il ministro degli interni Manuel Melgar (ex comandante guerrigliero) con un militare. E, ancor più di recente, ha sostituito al vertice della polizia Carlos Asencio (indicato dall’Fmln) con un ex generale in pensione.
Insomma un pasticcio che ha portato a questo risultato assai deludente per la sinistra salvadoregna, e che soprattutto ha fatto ringalluzzire la destra arenera.


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