Tassi e spread giù, ma la Bundesbank attacca Draghi

A dare fiducia al comparto, all’indomani della maxi-iniezione di liquidità  da parte della Bce, è stato il calo del rendimento del Btp decennale sotto la soglia del 5% (per la prima volta da agosto) e la discesa dello spread con il Bund intorno a quota 311 punti. La discesa dei rendimenti ha comportato una forte risalita dei prezzi delle obbligazioni e, visto che le Banche italiane sono piene di bond pubblici, questo ha comportato una forte rivalutazione dei valori in portafoglio. 
Il recupero di quasi il 3% di Piazzaffari è stato seguito, ma a livelli più bassi dagli indici di tutte le altre piazze europee: a Londra il Ftse100 è salito dell’1,02%, il Cac 40 di Parigi ha registrato una crescita dell’1,37%; il Dax di Francoforte un +1,25% e positiva, infine, anche Madrid (+0,97%). Positive anche le borse statunitensi nonostante alcuni dati macroeconomici non proprio brillanti, bilanciati però da una caduta abbastanza inattesa delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione. 
Prosegue, intanto, il forte recupero dei titoli di Stato italiani dopo la maxi-asta della Bce di mercoledì nella quale le banche italiane che hanno assorbito circa 139 miliardi dei 530 miliardi totali. Ovvero un quarto. Lo spread Btp-Bund a 10 anni ha chiuso a 309, dopo essere sceso fino a 304, toccando i minimi degli ultimi sei mesi. Il rendimento del 10 anni italiano è in sceso sotto la soglia del 5% al al 4,93%. Bene anche i titoli spagnoli e ieri Madrid che ha collocato 4,5 miliardi di Bonos che sulla scadenza a 2 anni rendono più dei rispettivi Btp confermando che adesso i mercati considerano l’Italia «più affidabile» della Spagna.
La due maxi-aste della Bce che in totale hanno finanziato per oltre 1000 miliardi di euro le banche europee, stanno però scatenando polemiche feroci che vedono i tedeschi molto aggressivi verso la scelta imposta da Mario Draghi. In particolare, in una lettera inviata da Jeans Weidman, il presidente della Banca centrale tedesca, al presidente della Banca centrale europea, la Bundesbank lancia l’allarme sui crescenti rischi della politica monentaria imposta dal governatore italiano per allentare le tensioni monetarie e evitare i forti rischi di una crisi di liquidità .
Weidman accusa Draghi di aver impostato parametri «troppo generosi» (compreso il tasso di interesse all’1%) per offrire alle banche europee l’accesso alla liquidità . Per Weidman l’eccesso di liquidità  potrebbe spingere in alto l’inflazione, il cui contenimento resta il primo (e quasi unico) obiettivo istituzionale della Banca centrale europea che per statuto, a differenza di Federal Reserve, Bank of England, Bank of Japan e Banca centrale svizzera, non può stampare moneta e quindi aiutare direttamente gli Stati membri. Altra accusa che Weidman muove a Draghi è di aver modificato in senso troppo favorevole alle banche i criteri che regolano i «collaterali», cioè i titoli offerti in garanzia dalle banche per ottenere il prestito. Tra i collaterali accettati dalla Bce sono inclusi anche asset molto rischiosi. Con l’eccezione dei titoli di stato greci che sono stati esclusi dopo che Standard and Poor’s ha tagliato il rating di Atene a «Sd». Ovvero: default selettivo. Per Weidman se una parte dei crediti non venissero risarciti, le banche di emissione nazionali dell’eurosistema potrebbero non essere in grado di compensarle. 
Nella sua lettera – pubblicata in esclusiva dal Frankfurter Allgemeine Zeitung un giornale conservatore – su cui la Bundesbank non rilasciato al momento commenti – Weidmann chiede un ritorno alle regole sui collaterali vigenti nel periodo pre-crisi (prima di luglio 2011) e sottolinea i rischi derivanti dai crescenti squilibri nel sistema di pagamento transfrontaliero della zona euro, conosciuto come Target2.


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