Bombassei-Squinzi, il giorno della verità 

MILANO – Era dall’anno 2000, dai tempi dell’elezione a sorpresa di Antonio D’Amato, che non si vedeva una sfida così combattuta per la presidenza di Confindustria. Allora, l’industriale campano – con l’appoggio decisivo di Silvio Berlusconi – rovesciò i pronostici e riuscì a sconfiggere Carlo Callieri, nientemeno che l’uomo indicato da Fiat. E fu il segno dell’appoggio politico degli industriali al proprietario di Mediaset.
Dodici anni e due presidenti dopo (Luca Montezemolo ed Emma Marcegaglia, eletti a larghissima maggioranza), una nuova elezione spacca il mondo imprenditoriale. E per l’associazione economica più potente del paese, comunque vada a finire, questa mattina, il voto della giunta di Confindustria, potrebbe essere un’elezione di svolta. Perché due contendenti, entrambi bergamaschi, Alberto Bombassei (fondatore della Brembo, società  leader nella produzione di freni per auto di alta gamma) e Giorgio Squinzi (numero uno di Mapei, tra le principali società  di prodotti chimici per l’edilizia) hanno promesso che una volta eletti procederanno a una trasformazione dell’associazione. Con regole di governance meno farraginose delle attuali, taglio dei costi di gestione e razionalizzazione della struttura.
Ma andiamo con ordine. A decidere il presidente del dopo Marcegaglia saranno i 187 membri della giunta: (tra cui i 59 rappresentanti delle territoriali, 35 delle categorie, 20 rappresentanti dei Piccoli, 8 dei giovani e 3 del Comitato Mezzogiorno). I tre “saggi” che hanno girato l’Italia per capire il favore dei candidati, hanno indicato un vantaggio per Squinzi abbastanza netto (con uno scarto di quasi cinquanta voti). Ma questo avveniva quasi un mese fa. Nel frattempo, Bombassei ha recuperato terreno, tanto che ora il vantaggio dell’industriale chimico sembra essersi ridotto a non più di una trentina di voti. Non solo: i supporter dell’ex presidente di Federmeccanica (Squinzi lo è stato di Federchimica) sostengono addirittura di essere passati in vantaggio. Ma è ovvio che questa mattina si saprà  già  chi si è sbagliato.
Del resto, anche la campagna elettorale è stata molto tirata, con gli entourage dei due candidati che non si sono risparmiati colpi bassi. Più aggressivo Bombassei, che ha giocato la carta Marchionne: l’ad Fiat ha promesso che in caso di sua vittoria rientrerà  in Confindustria. Per Squinzi si è speso Silvio Berlusconi: non direttamente, ma per voce di Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset. Il quale, come sua consuetudine se l’è cavata con una battuta: «Lo appoggio soprattutto perché è un amico». 
Dal punto di vista geografico, Bombassei prevale nelle regioni del nord: in Lombardia (ma non a Milano, dove Assolombarda sta con il rivale), in Piemonte, in Friuli e in quasi tutto il Veneto e l’Emilia. Il centro-sud, invece, è tutto con Squinzi, il quale può contare sull’appoggio determinante del numero uno del Lazio, Aurelio Regina. Tanto da far dire ai partigiani di Bombassei che se non avranno i voti della maggioranza degli industriali, dalla loro avranno almeno il Pil del paese.


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