Undici mesi di negoziati cancellati nel giorno del massacro più cruento


Una mattanza pianificata. La più devastante dall’inizio della rivolta. Una città  sottoposta al bombardamento dell’artiglieria pesante. Un inferno. L’inferno di Homs. Oltre 330 morti e oltre 1.300 feriti. È il bilancio dell’offensiva scatenata dall’esercito di Bashar al-Assad nella città  simbolo dell’insurrezione contro il regime baathista. «Qualche altra notte come questa e Homs verrà  cancellata dalla mappa geografica. Siamo massacrati, cosa sta aspettando il Consiglio di Sicurezza?», denuncia Ammar, un residente del quartiere cittadino di Bab Tadmur, tra i più bersagliati dai cannoni di Assad.
MATTANZA
La tv panaraba Al Arabiya manda in onda le prime immagini giunte da Homs. Immagini raccapriccianti di un massacro in atto. In uno dei video, alcuni amatoriali diffusi da residenti e pubblicati su Youtube, si vedono cadaveri adagiati a terra e immersi in pozze di sangue o su letti di quel che sembra essere una clinica o un ospedale. In un altro filmato, girato all’esterno e durante la notte, un uomo grida «stanno bombardando! stanno bombardando!» mentre si odono boati di esplosioni. Un terzo video, girato sempre di notte, mostra un edificio in fiamme e l’incendio illumina l’area circostante. «Questi non sono animali, questi sono esseri umani. Questi sono esseri umani bombardati. E nessuno sta facendo nulla»: è la drammatica testimonianza di «Danny», un attivista per i dirit-
ti umani, che arriva da Homs. In serata, Al Arabiya aggiorna il bilancio della mattanza: i morti accertati sono 337.
COMPLICI
Barack Obama «condanna» Damasco per il «terribile attacco» contro la gente di Homs. Assad deve «lasciare subito e consentire una transizione democratica», afferma il presidente Usa in una nota ufficiale. «Trenta anni dopo che suo padre ha massacrato decine di migliaia di innocenti a Hama, Bashar al-Assad ha dimostrato un analogo disprezzo per la vita umana e la dignità », aggiunge Obama.
I morti di Homs non schiodano Mosca e Pechino dal loro sostegno al regime baathista. Nel Consiglio di Sicurezza, Cina e Russia pongono il veto ad una risoluzione sulla Siria. A favore della risoluzione votano 13 dei 15 Paesi dell’organo esecutivo del Palazzo di Vetro. Il progetto di risoluzione puntava a condannare il regime siriano, ma escludeva esplicitamente un intervento armato. È la seconda volta che Mosca e Pechino bloccano un testo sulla Siria. «È un giorno triste per la Siria e la democrazia» afferma l’ambasciatore francese all’Onu, Gerard Araud, nel dibattito pubblico dopo il voto.
Gli Stati Uniti sono «disgustati», gli fa eco l’ambasciatrice americana all’ Onu, Susan Rice, dopo il veto. L’ambasciatore britannico all’Onu, Mark Lyall Grant, spiega dal canto suo che la Gran Bretagna è «sconvolta».
CAPORETTO DIPLOMATICA
«Sono dieci mesi» che si lavora e «non c’era nulla nella risoluzione che potesse innescare un veto. La verità  è che Russia e Cina hanno fatto una scelta». «È una pessima notizia» il veto di Mosca e Pechino al progetto di risoluzione Onu sulla Siria. Così il ministro degli Esteri Giulio Terzi, informa la Farnesina. Il progetto di risoluzione sulla Siria era «squilibrato», ribatte l’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Ciurkin, sottolineando che la Russia ha cercato di raggiungere una soluzione, ma che non ha avuto scelta e ha opposto il veto insieme con la Cina. È scontro frontale: Ciurkin accusa gli occidentali di voler solo ottenere «una cambio di regime (in Siria) spingendo l’opposizione al potere».
«È spiacevole che le nostre indicazioni non siano state prese in considerazione», aggiunge l’ambasciatore cinese all’Onu, Li Bandong. Per l’opposizione siriana, il veto di Mosca e Pechino equivale ad una «licenza di massacro» fornita ad Assad. Quel doppio veto è un «vile e sconcertante tradimento nei confronti della popolazione siriana», denuncia Amnesty International.
«Il mancato accordo sulla risoluzione per la Siria, per mettere fine alle violenze «dispiace profondamente. È una grande delusione per il popolo siriano e per il Medio Oriente. E indebolisce il ruolo dell’Onu e della comunità  internazionale», rimarca in serata il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.
«Dopo undici mesi di violenze, migliaia e migliaia di persone uccise, imprigionate e torturate, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha fallito ancora, non rispettando il suo mandato e venendo meno al suo compito di protezione della pace e sicurezza mondiale. Questo è uno scandalo», insorge Peter Wittig, ambasciatore tedesco all’Onu. Uno scandalo impunito.


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