L’Unione fiscale, gli eurobond e la Bce le sfide di Monti per convincere Ue e Merkel

ROMA – «L’Europa non deve più avere paura dell’Italia». Con questo biglietto da visita Mario Monti lancia la campagna europea di gennaio che si apre domani a Parigi dove incontrerà  Sarkozy. Per l’occasione il premier rilascia un’intervista al quotidiano Le Figaro nella quale rassicura sulle intenzioni di Roma e lascia intuire le prossime mosse sullo scacchiere europeo, strettamente legato a quello interno (senza una soluzione continentale alla crisi i sacrifici rischiano di essere vanificati). Da un lato l’Italia cerca di non uscire troppo penalizzata dal “fiscal compact”, il nuovo Trattato sull’Unione fiscale lanciato a dicembre che sarà  firmato a marzo. Dall’altro – dopo avere concesso regole di bilancio più stringenti al fronte dei rigoristi guidato dalla Germania – strappare a Berlino il via libera ad una soluzione europea della crisi dei debiti sovrani che ha investito i titoli italiani. Per questo Monti dopo Parigi sarà  a Berlino dalla Merkel (11 gennaio), a Londra da Cameron (18) e a Washington da Obama (la data non è ancora certa). Tappe di avvicinamento al summit Ue del 30 gennaio che preparerà  quello decisivo di marzo. 
I conti ora sono in ordine, dice Monti, e «gli italiani hanno accettato con flemma quasi britannica le misure molto pesanti loro imposte» dimostrando «un ammirabile senso di responsabilità ». Insomma, abbiamo fatto «il nostro dovere». Forte della credibilità  recuperata, Monti lavora sugli emendamenti alla bozza del “fiscal compact”: non solo rigore, ma anche garanzie su una riduzione del debito realistica e soprattutto crescita tramite il completamento del mercato interno e lo scorporo degli investimenti pubblici dal conteggio del deficit. Tasti sui quali Monti dovrebbe trovare l’appoggio di Sarkozy e in parte di Cameron, che cercherà  di far rientrare nel Trattato sull’Unione fiscale dal quale si è chiamato fuori. 
La strategia di medio termine del premier si scorge nell’intervista a Le Figaro: il Fondo salva-stati Ue (Efsf) è ancora «insoddisfacente», va «significativamente rafforzato». È a questo che punta, a una soluzione sistemica della crisi ora che l’Italia («vittima di un «rischio-euro che dobbiamo eliminare») ha puntellato i conti. Negli emendamenti al “fiscal compact”. Tradotto: se non un ruolo più forte della Bce, servono almeno gli Eurobond e un Efsf irrobustito che funzioni da Fondo monetario europeo. Su questo Monti cercherà  alleanze con Sarkozy e Obama – anch’egli interessato a una soluzione sistemica della crisi dell’euro – per convincere la Merkel che è ora di dare il via libera agli strumenti di salvataggio finora negati. Dalla sua non solo il salva-Italia, ma anche le riforme della crescita che presenterà  all’Eurogruppo del 23 gennaio


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