Gingrich sfida Romney il «liberal»

A dare fiducia a Gingrich, populista nei toni e tagliente nelle parole, sono soprattutto i sondaggi degli ultimi giorni: secondo Public Policy Polling ieri era in vantaggio addirittura di nove punti su Romney. A rendergli omaggio c’erano molti giovani e feroci conservatori, che hanno neanche troppo scherzosamente minacciato il linciaggio di un isolato contestatore. L’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, che ha tenuto il suo ultimo comizio prima del voto di ieri al college militare di Charleston, è apparso fiducioso di poter raccogliere il voto evangelico e dei conservatori sociali del South Carolina, puntando forte sui valori religiosi. Nei sondaggi Santorum si giocava il terzo posto con Ron Paul, ma una buona prestazione darebbe all’ex senatore una buona spinta in vista del voto in Florida del 31 gennaio. Romney invece è stato molto cauto, dichiarando di attendersi un “testa a testa” per la vittoria. L’ex governatore del Massachusetts è passato così in pochi giorni da tre vittorie, in Iowa, New Hampshire e quasi certamente in South Carolina, alla misera affermazione del nordest, quello che in molti definivano il suo «giardino sul retro». Al termine della settimana più affascinante dall’inizio delle primarie repubblicane, ieri il South Carolina si è recato alle urne. Quando questo giornale è andato in stampa i risultati non erano ancora stati resi noti e c’era grande incertezza sul nome del vincitore. Se Gingrich poteva contare sul suo secondo momentum e temere le accuse della sua seconda moglie, Romney aveva alle spalle i voti delle donne e soprattutto degli elettori indecisi, che verosimilmente potrebbero aver scelto un moderato.


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