«Odiano la cultura perciò colpiscono i simboli occidentali»

L’autore di Alì Banana e la guerra (Bompiani), primo romanzo a raccontare l’esperienza dei soldati africani nella Seconda guerra mondiale, appartiene alla generazione di eredi del Nobel Soyinka. Come pure Chimamanda Ngozi Adichie, l’autrice di Metà  di un sole giallo, il romanzo sulla guerra con il Biafra secessionista che proprio Bandele porterà  sul grande schermo. A gennaio inizieranno le riprese e Bandele tornerà  per alcuni mesi a vivere nel Nord della Nigeria. In quel Nord teatro delle violenze di Natale.
Che Paese troverà ? È preoccupato?
«I terroristi sono radicati nel nord musulmano, profondamente diviso dal sud cristiano. Questa divisione è un portato della colonizzazione. Quando gli inglesi se ne andarono, nel 1960, lasciarono una classe politica spaccata: alcuni pensavano che non fossimo pronti per l’indipendenza, altri che lo fossimo da anni. Nel Sud i britannici avevano potuto costruire scuole e chiese, al Nord invece no, per via dell’Islam. Così nel Sud si contano oggi due-tre generazioni di persone istruite, assenti al Nord». 
A cosa puntano questi terroristi?
«I Boko Haram sono contrari all’educazione occidentale, come indica il loro nome, ma oggi nessuno la impone. Il vero problema è che non si capisce cosa vogliano realmente. Prima erano contro gli islamici, per loro troppo moderati, poi contro lo Stato, ora contro i cristiani».
Queste milizie stanno guadagnando potere, coordinandosi con altri gruppi della regione.
«Recentemente hanno spedito forze in Somalia, sono stati addestrati da Al Qaeda nel Maghreb. Ma il terrorismo è un problema in tutto il mondo: ero a Londra durante gli attacchi alla metropolitana nel 2005». 
Lei se n’è andato dalla Nigeria ai tempi del dittatore Babangida, periodo preso di mira nel suo romanzo «Nudo al mercato». Pensa di ritornarci definitivamente?
«Certo, anche se non l’ho mai lasciato: ci vado due-tre volte l’anno, mi considero un “pendolare”, più che un emigrato. Sono ottimista sul futuro del mio Paese. La sua vera ricchezza sono le risorse intellettuali, più di quelle naturali: gas e petrolio sono nelle mani delle multinazionali».


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