502 milioni di armi Via libera dal senato

ROMA. Bisogna configurare l’assetto organizzativo delle nostre Forze Armate, l’attuale struttura «ha un dimensionamento non più sostenibile», parole del neo ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, che ieri mattina di buon ora, durante la sua audizione alle commissioni congiunte di Camera e Senato, ha spiegato: «Questo governo è nato per fronteggiare con misure immediate ed efficaci la crisi economica. Rigore, equità  e crescita sono le linee cardine di questo esecutivo. E anche l’azione del mio dicastero si muoverà  secondo questa linea». «Si tratta di essere logici e pragmatici e non ideologici», ha detto l’ammiraglio di Torre Annunziata. Ma per il momento il programma prevede solo le dismissioni: «Abbiamo un patrimonio immobiliare che non è più tenibile», ha illustrato il ministro. Dunque via in tempi rapidi alla vendita delle caserme.
Di ridurre le spese militari invece non ha parlato. E infatti poco dopo la commissione difesa del senato ha autorizzato il suo dicastero a spendere parecchi soldi. Come già  in precedenza alla camera, i senatori hanno espresso parere favorevole ad alcuni programmi di acquisto di armi per l’esercito, per incrementare la protezione dei soldati in Afghanistan, per una spesa totale di 502 milioni di euro. 81 milioni di euro per l’acquisizione di cinquecentoundici veicoli Lince, 198 milioni per l’acquisto di protezioni passive, sensori elettro-ottici e radar integrati, altri soldi se ne andranno per due prototipi della «Nuova Blindo Centauro 2» e così via.
Il voto al senato è stato bipartisan con l’unica astensione dell’Italia dei valori. Il Partito democratico ha motivato il suo sì spiegando che la necessità  dell’acquisizione dei sistemi d’arma non può che essere valutata alla luce dell’attuale contesto finanziario e delle condizioni oggettive del paese. È lo stesso schema che si è verificato qualche giorno fa con il voto alla Camera. Con l’Idv contraria che in quell’occasione ha incassato l’accoglimento della proposta dell’onorevole Di Stanislao, non recepita al Senato, che invita a procedere ad una complessiva rivalutazione nel quadro delle spese militari per ridimensionare i programmi di acquisto in corso. E il Pd favorevole, con l’onorevole Rosa Calipari a spiegare però: «Solo perché è in gioco la sicurezza dei nostri soldati nei teatri di guerra, ma con l’avvertenza che d’ora in poi il Parlamento dovrà  essere coinvolto puntualmente nelle scelte relative all’acquisto di sistemi d’arma».


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