Ucciso il capo delle Farc

 Prima Raul Reyes, il «ministro degli esteri», nel 2008; poi il Mono Jojoy, il capo dell’ala militare, nel 2010; ora Alfonso Cano, il jefe maximo.

I militari colombiani (solo colombiani o come negli altri casi poderosamente guidati dalle forze speciali Usa?) hanno inferto un colpo durissimo alle Farc, il gruppo guerrigliero più longevo dell’America latina, 47 anni. Un esultante presidente della repubblica Juan Manuel Santos, ex-ministro della difesa con Alvaro Uribe, ha potuto mandare il messaggio al paese e al mondo dell’uccisione di Alfonso Cano – «il colpo più devastante a questo gruppo nella sua storia» -, accompagnato da una minaccia a «tutti i membri dell’organizzazione: smobilitate o finirete in galera o in una tomba».
Il ministro della difesa Juan Carlos Pinzon ha poi spiegato che Cano è stato raggiunto e ucciso in un’operazione nelle montagne del dipartimento di Cauca, nel sud-ovest della Colombia. Rintracciato attraverso intercettazioni telefoniche, prima gli aerei hanno bombardato l’accampamento e poi gli elicotteri hanno scaricato gli uomini che hanno ucciso il leader delle Farc e «molti altri» guerriglieri. Un’operazione da mille uomini. Probabilmente è servita anche la taglia di 4 milioni di dollari sulla sua testa.
Il cadavere di Cano, senza i grossi occhiali e rasato della fluente barba, è stato mostrato in tv.
Alfonso Cano era il nom de guerre di Guillermo Leon Saenz. Era nato a Bogotà  nel ’48 da una famiglia di classe media e aveva studiato antropologia e diritto nella prestigiosa Università  nazionale della capitale. Si era unito alla Joventud comunista negli anni ’60-’70 e poi aveva fatto il salto verso la lotta armata ed era entrato nelle Farc alla fine di quel decennio, divenendo l’esponente più in vista dell’ «ala politica» sotto la protezione dei due più riconosciuti leader dell’organizzazione, prima Jacobo Arenas, morto nel ’90, poi di Manuel Mirulanda «Tirofijo», morto nel 2008.
Aveva preso parte a tutti i diversi – e infruttuosi – tentativi di arrivare a una soluzione negoziata della guerra civile strisciante che dal ’67 si vive in Colombia: nei primi anni ’80 con il presidente conservatore Belisario Betancur, nei primi anni ’90 in Venezuela e Messico con il presidente liberale Cesar Gaviria, fra il 1999 e il 2002 nel Caguan, in Colombia, con il presidente conservatore Andres Pastrana.
Ora si aprono due ordini di interrogativi. Il primo è vedere chi succederà  a Cano, il secondo è capire se la sua morte spianerà  la strada a una soluzione negoziata.
Fra i possibili successori si fanno vari nomi. I più probabili sembrano al momento quelli di Ivan Marquez, l’uomo più vicino a Cano e un sopravissuto della strage della Union Patriotica (il tentativo di dare vita a una sinistra «civile» negli anni ’80-’90 finito nello sterminio, con l’attiva partecipazione dell’establishment politico-militare, di 3000 militanti e attivisti, fra cui vari candidati alla presidenza della repubblica), e di «Timochenko», nome di battaglia di Rodrigo Londoà±o, un medico in origine formatosi nei paesi dell’antico blocco sovietico, considerato esponente dell’ala più dura. Ma questi e gli altri candidati sono capi «regionali» e questo potrebbe avere delle conseguenze nel futuro delle Farc.
Il secondo interrogativo è cosa succederà  ora. Santos, nel suo primo anno da presidente, ha cercato di liberarsi dall’ombra inbarazzante del suo predecessore Uribe, smarcandosi via via ma subendo le sue critiche per aver allentato la morsa della «sicurezza democratica», la guerra senza quartiere che è stata il marchio degli 8 anni di Uribe. Con l’eliminazione di Cano – il primo capo supremo delle Farc abbattuto sul campo – può esibire un trofeo di enorme valore e puo liberarsi dall’ingombrante predecessore (e suo ex-mentore). I militari e i servizi colombiani – finanziati, addestrati, guidati dagli specialisti Usa grazie ai miliardi del Plan Colombia – hanno mostrato di saperci fare. Ma di qui a credere che il conflitto armato in Colombia sia vicino alla fine il passo è lungo.
Nonostante non controllino più «la metà  del paese» come negli anni ’90, le Farc mantengono una capacità  militare significativa, alimentata anche dai proventi del narco-traffico. Secondo Nuevo Arcoiris, una ong colombiana, nel primo semestre dell’anno, le Farc hanno incrementato le azioni armate del 10% rispetto allo stesso periodo del 2010. Ma ci sono gli ottimisti che sperano che l’uccisione di Cano e l’indebolimento indubbio, spingano le Farc sulla via del negoziato.


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