Rio, i ricchi contro il metrò “Porta i poveri a Ipanema”

RIO DE JANEIRO – Il quartiere più chic della “Cidade Maravilhosa” è in rivolta contro la Metropolitana. «Non ci serve, non la vogliamo» sostengono gli abitanti di Ipanema che si oppongono alla nuova stazione che dovrebbe sorgere nella piazza Nossa Senhora da Paz proprio nel centro del quartiere. «Questa piazza con i suoi alberi è il nostro polmone verde, ci vengono le mamme con i bambini a giocare e ora vogliono distruggerla. E per cosa?» dicono i residenti, che hanno formato un comitato di protesta e che hanno anche fatto un sondaggio casa per casa: maggioranza bulgara, 91,3%, contro il metrò. Nel giardino di Nossa Senhora accanto alle preoccupazioni ambientaliste – «i nostri alberi centenari» – se possono ascoltare altre, chiaramente razziste. «Con la nuova stazione arriveranno qui da tutta la città , dobbiamo difendere il nostro quartiere e la nostra spiaggia».
Ipanema ha già  una stazione del metrò, l’ultima della linea, nella piazza General Osorio, all’inizio del quartiere subito dopo Copacabana. Con lo sguardo ai mondiali di calcio del 2014 e alle Olimpiadi del 2016, il Comune ha in progetto di portare il metrò fino a Leblon e a Barra, aprendo altre due stazioni lungo Ipanema, quella nella piazza di Nossa Senhora e, più avanti, ai giardini di Alem, il confine tra Ipanema e Leblon. Nel progetto originale la metropolitana doveva passare molto più a nord ma dopo gli studi geologici, i tecnici del Comune hanno capito che lungo il mare avrebbero trovato meno difficoltà  negli scavi. Ipanema (che nella lingua degli indios significava “spiaggia pericolosa”) è una fettuccia di terra, poco più di quattro chilometri, incastrata fra l’Oceano, i morros (le colline delle favelas) e la Lagoa Rodrigo de Freitas, il lago della città . Nelle ore di punta il traffico lungo le sue uniche due strade è infernale soprattutto per gli autobus che vengono e vanno a sud, verso Leblon e Barra.
Il nuovo metrò dovrebbe proprio contribuire a ridurre il caos ma, è ovvio, renderebbe le spiagge di Ipanema anche più facili da raggiungere. Così alla protesta in difesa di piazza e parco s’è sovrapposta anche quella contro “la gentaglia” (i poveri delle zone a nord) che la bocca del nuovo metrò scaricherebbe sulla pregiatissima sabbia dorata dove passeggiano “le garotas” (le ragazze) di Tom Jobin e Vinicius de Moraes. È un po’ una favola ma visto come la protesta cresce nel quartiere fa presa l’idea che, grazie al metrò, nuove orde di poveri possano rovinare i week-end al “posto 9”, la spiaggia dei residenti.
Chi alza la voce contro la nuova stazione protesta anche contro quella già  aperta due anni fa in General Osorio che – dicono – avrebbe reso meno sicure le strade del quartiere e difende l’aura di Ipanema, i bei negozi del corso – la Visconde de Pirajà  – e i ristorantini alla moda per i turisti. Al Comune sono preoccupati: «È una protesta razzista, questa gente è piena di pregiudizi» e sottolineano che la città  ha bisogno di migliorare le sue infrastrutture e che l’obiettivo del nuovo metrò è quello di diminuire gli autobus e dunque di rendere più sana l’aria e di alleggerire il traffico. Ma Ipanema non ci sta. «Il metrò di Nossa Senhora è del tutto inutile, non siamo razzisti – giurano al comitato – , vogliamo solo difendere questo quartiere. Una stazione c’è già , a noi basta quella».


Related Articles

Egitto, l’ombra della restaurazione

L’esercito e i Fratelli Musulmani, compari di un gioco che sembra puntare all’avvento di un “mubarakismo” senza Mubarak. Stefano Squarcina spiega perché

Un Paese che aveva sperato di poter costruire un nuovo futuro e una vera democrazia e dove invece si allunga l’ombra del vecchio di ritorno. Questo è l’Egitto che ha trovato Stefano Squarcina, consigliere politico del partito della Sinistra unitaria europea, buon conoscitore delle vicende maghrebine e mediorientali, tornato al Cairo per seguire da vicino l’evoluzione di una transizione importante e difficile ma quasi dimenticata dai media. A Peacereporter racconta le sue impressioni.

 

Tomà¡s Borge, contraddittorio e imprescindibile

Tomà¡s Borge Martà­nez, morto lunedì scorso in un ospedale militare di Managua dopo un’operazione ai polmoni dell’inizio di aprile, è una della figure imprescindibili, nel bene e nel male, della cruenta e gloriosa lotta di liberazione contro la dinastia dei Somoza prima, poi del decennio di potere sandinista fra il 1980 e il 1990.

Grecia: Pavlos Fyssas, i retroscena di un omicidio politico

"Pavlos vive, distruggi i fascisti". Atene, 25 settembre 2013  “Pavlos vive, distruggi i fascisti”. Atene, 25 settembre 2013 AFP

L’assassinio di un antifascista commesso da uno dei suoi membri il 17 settembre ha gettato luce sul partito neonazista Alba dorata e sui suoi legami col potere politico ed economico. Estratti.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment