Religione: «Nessuna». Cade uno dei pilastri d’Israele

E che in un Paese dove molti documenti ti domandano quale sia la tua fede, dove i matrimoni non religiosi sono di serie B, lui potrà  essere registrato all’anagrafe con uno status mai visto: appartenente al popolo ebraico, in quanto nato da madre ebrea, eppure «senza religione».

Ebreo non ebreo: per scelta, non per il credo. Kaniuk ne ha fatto una questione di principio. Pur essendo un’icona della guerra del ’48, trenta libri tradotti in 25 lingue, le sue trame recitate al cinema da Jeff Goldblum o Willem Defoe, lo scrittore non vuole più «far parte d’un Iran ebraico», qual è a suo parere diventato Israele, «o appartenere a quella che oggi è chiamata la religione di Stato» e che secondo lui è invece utilizzata a fini politici. Quando l’anno scorso gli è arrivato un nipotino, da sua figlia che era nata da una cristiana americana e a sua volta è registrata a Tel Aviv come non ebrea, quando per il bambino ha ottenuto (a fatica) che fosse iscritto all’anagrafe «senza religione», da quel momento Kaniuk ha preteso lo stesso: ha fatto domanda al ministro dell’Interno, e di fronte al rifiuto s’è rivolto alla giustizia. Ottenendo un sì: «La libertà  della religione deriva dal diritto alla dignità  umana, protetto dalla Legge fondamentale — ha motivato il giudice Gideon Ginat —. La sola questione da soppesare è se Kaniuk abbia dimostrato la serietà  delle sue intenzioni». E poiché tali si sono rivelate, in uno Stato democratico nulla vieta che lo scrittore viva la sua identità  come gli pare. «Sono entusiasta — squilla l’ottantunenne dereligiosizzato —. È una sentenza storica: riconosce che la dignità  umana basta a definirmi. E che anche in questo Paese posso sentirmi ebreo senza credere in nulla».

È una sentenza solo simbolica, dice la giurista Nicol Mahor, del Centro per il pluralismo e la ricerca religiosa: «Capita già  che gl’israeliani cambino religione, convertendosi o si dichiarino atei. Qui, per la prima volta, un ebreo cancella il suo status religioso. Ma non credo che varrà  come precedente: se Kaniuk alla sua età  volesse risposarsi con un’ebrea, l’ultima parola spetterebbe in ogni caso all’autorità  religiosa». Il sasso nella vetrata è lanciato, però. E lo dimostrano la reazione liquidatoria d’un rabbino tradizionalista, Shlomo Aviner («anche se diventa cristiano, non si sfugge: un ebreo resta ebreo, l’ebraismo è una nazionalità , non solo una fede»), o il dibattito sul sito di Haaretz fra chi considera lo scrittore un ingrato («la sola ragione per cui esiste è che è un ebreo»), chi una bandiera: «La maggioranza degl’israeliani la pensa come lui». E perfino chi addita il nostro Belpaese a modello: «Prendete l’Italia — scrive Melissa — è un Paese cattolico, ma lascia che ci vivano anche altre religioni».


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