L’opposizione siriana prende le armi, rischio guerra civile

Davanti al terribile colpo di maglio, l’opposizione ha cercato di creare uno scudo ma è anche passata al contrattacco. In diverse località  gli avversari del regime hanno impugnato le armi e hanno organizzato sabotaggi, dai treni ai bus. Come segnalano fonti di intelligence americane sono diverse le realtà  «armate»: civili che proteggono i quartieri dalle incursioni delle truppe lealiste; reparti dell’esercito passati con la ribellione; formazioni islamiste, come l’Hizb Al Tharir e nuclei non troppo lontani da Al Qaeda. La volontà  c’è, alle armi pensano i contrabbandieri.

Una volta pronti i gruppi sono passati all’offensiva. Con agguati ai convogli militari o omicidi mirati. Dozzine di professori, personalità  locali e quadri sono stati uccisi a Homs, Aleppo e nella stessa capitale. Tra loro almeno quattro scienziati piuttosto famosi. Poi è toccato al figlio del gran muftì Hamad Hassoun, guida religiosa che non si è vergognata di appoggiare la repressione. Alcuni delitti sono chiaramente una ritorsione dell’opposizione, altri invece sembrano essere delle vendette trasversali della polizia segreta. Il susseguirsi degli attentati sono seguite con inquietudine a Washington: gli osservatori non escludono che la crisi possa trasformarsi in un conflitto civile.

Un episodio è indicativo della situazione. Il colonnello Harmoush, ufficiale dell’esercito, è fuggito in settembre in Turchia, poi ha denunciato il potere con un video su Youtube. Una settimana dopo è riapparso alla tv statale ritrattando tutto. Come è stato possibile? Gli esuli sostengono che sia stato venduto dagli 007 turchi a quelli siriani in cambio di alcuni guerriglieri curdi del Pkk. Un favore che tuttavia cela altre manovre. Ankara sospetta che Damasco abbia ripreso ad aiutare i secessionisti del Kurdistan. La Turchia non è comunque neutrale. In questi mesi ha alzato la voce contro i massacri. L’ultima misura ieri con il congelamento di 500 milioni di dollari depositati dal clan Assad in banche turche. Poi, pochi giorni fa, ha ospitato un evento importante. Oppositori siriani in esilio hanno creato il Consiglio Nazionale, che raccoglie tutte le anime della resistenza, compresi i Fratelli musulmani. In una dichiarazione letta dal professor Bourhan Ghalioun, esule in Francia, gli avversari del regime dicono no a «un intervento straniero» in Siria ma invitano la comunità  internazionale ad agire per «garantire protezione ai civili». Con questo passo simbolico, gli oppositori sembrano indicare un’alternativa alla tirannia. Prima, però, bisogna sconfiggerla. Assad avrà  pure «i giorni contati», come ipotizza il segretario alla Difesa americano Panetta, ma la sua ferocia dimostra che non se andrà  soltanto perché glielo chiedono.


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