Da Camilleri a De Luca, gli scrittori italiani commentano le storie dei rifugiati

ROMA – Un giornalista somalo fuggito da Mogadiscio con altri 24 reporter dopo l’uccisione di due loro colleghi. Un rifugiato etiope che per anni ha fatto la spola tra il Sudan e le carceri libiche, comprando ogni volta dai poliziotti corrotti del regime di Gheddafi il diritto di scappare di nuovo. Sono alcune delle storie di rifugiati approdati a Lampedusa raccolte dal Centro Astalli nel volume “Terre senza promesse”. Sono le testimonianze di quelli che ce l’hanno fatta a superare l’inferno del deserto e del mare. Arrivati in Europa pensavano di essere liberi, invece una nuova odissea è cominciata per loro nella terra promessa. “Sono arrivato a Lampedusa, in Sicilia, uno tra tanti, uno di quelli che puzzano, che non si sa dove metterli che starebbero meglio a casa loro e che oggi vengono respinti in Libia – racconta il giornalista somalo Zakaria – sono il testimone oculare di un esodo di migliaia di persone che sembra non interessare a nessuno”­.

Anni di prigionia in luoghi come Kufra, creati dall’ex dittatore libico Gheddafi appositamente per rinchiudere i rifugiati che cercavano di raggiungere l’Europa passando dall’Italia. Carceri in cui si torturava la gente e in molti casi finanziate dal nostro governo. “Lì dentro, tra quei corpi ammassati, la vita umana non vale niente” scrive un altro giovane che ha ottenuto la protezione internazionale. Con questo volume, il Centro Astalli cerca di offrire uno sguardo più ravvicinato sulle singole storie schiacciate nelle immagini televisive degli sbarchi, troppo spesso appiattite su un clichè. “Degli uomini e donne che sbarcano in condizioni disperate sulle coste del nostro Paese non sappiamo granché – scrivono i curatori nell’introduzione – Ma chi lavora al Centro Astalli ha il privilegio di incontrare molti di loro e, a volte, di chiedere loro di raccontare qualcosa di sé”. Per condividere l’esperienza degli operatori e dei rifugiati nasce questo collage di racconti autobiografici sul percorso delle migrazioni.

Il libro vanta il contributo di nomi noti del panorama culturale nazionale: da Gad Lerner a Erri De Luca ad Andrea Camilleri a Giovanni Maria Bellu. In una sorta di dialogo a distanza, scrittori e giornalisti italiani commentano o introducono le storie dei profughi. Al lettore si presenta così uno scambio di ricordi autobiografici e familiari tra autori famosi e migranti sconosciuti. Secondo i curatori del volume, questo risultato è una prova in più del fatto che “l’Eritrea, l’Etiopia e la Somalia hanno condiviso con l’Italia un pezzo di storia rilevante, che tendiamo a dimenticare o a rimuovere”, ma succede “soprattutto perché i sentimenti che troviamo descritti con parole semplici e sobrie sono universali, appartengono profondamente a ciascuno di noi”. Terre senza promesse lancia un messaggio: i rifugiati sono persone comuni che si vengono a trovare in circostanze eccezionali. Rifugiati si diventa all’improvviso, senza averlo voluto e, a volte, senza avere fatto nulla di straordinario. Per alcuni, ad esempio per i giornalisti, può essere addirittura sufficiente svolgere con coscienza il proprio lavoro. (rc)

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