Berlusconi: “Inutile governare con questa dittatura dei pm ma non farò la fine di Craxi”

ROMA – «I magistrati hanno ucciso Craxi. Ma non mi faranno fare la stessa fine». Nella notte del suo settantacinquesimo compleanno, festeggiato a casa di Alessandra Mussolini, un cupo Berlusconi “allieta” la quarantina di invitati con uno sfogo, e i bersagli sono sempre i soliti: magistrati, opposizioni e anche artisti «che sono tutti di sinistra, mentre le mie canzoni in radio non le passano mai». Del resto poche ore prima, quando alla Camera la maggioranza con la Lega aveva salvato il ministro Romano, Berlusconi aveva anticipato che «non c’era niente da festeggiare». In effetti – come ieri ha sintetizzato il sottosegretario Letta – «sono giornate intense e per certi versi turbolente». Se non bastasse la imminente ripresa dei processi a Milano (il Rubygate incalza), l’inchiesta sulle escort che è arrivata a Bari e il duello con Tremonti su Bankitalia, c’è sempre una maggioranza che sembra un po’ allo sbando e tiene il governo sulle montagne russe. Ieri per esempio la stessa maggioranza che aveva salvato il ministro indagato per mafia, è andata sotto per ventiquattro voti su un ordine del giorno del Pd sull’otto per mille alla scuola. Per questo non deve sorprendere se l’umore del premier – come accade sempre più spesso – non era gioioso ma più incline alla sfogo. Saranno state le settantacinque candeline della torta, che non sono poche, sarà  stato il segno zodiacale della Bilancia che «dovrebbe essere il simbolo della Giustizia uguale per tutti, tranne che per me», fatto sta che a qual punto il premier che aveva pure cantato qualche canzone, ha cominciato a prendersela come al solito con i magistrati. Lanciando un’accusa terribile: «Bettino Craxi è stata una grande guida per l’Italia tanto è vero che ogni anno ventimila persone vanno a deporre garofani sulla sua tomba, mentre questo non succede nella tomba di Togliatti o di Berlinguer. Eppure, – insiste Berlusconi – chi ora è nel Pd, ma all’epoca era nel Pci insieme a certi magistrati e a certa stampa, non gli ha permesso di tornare in Italia per curarsi. Lo hanno ucciso». E adesso «quegli stessi magistrati vogliono farmi fare la stessa fine, vorrebbero mandarmi in esilio ma non ce la faranno mai». Per Berlusconi, che ha intenzione di procedere in tempi rapidissimi alla legge bavaglio per bloccare le intercettazioni, «la verità  è che in Italia c’è una dittatura dei magistrati». Un concetto classico del repertorio berlusconiano: «Con la dittatura delle toghe è impossibile governare, anzi inutile, perché se una legge non piace ai magistrati, questi fanno ricorso alla Corte costituzionale che è di sinistra». Torna nello sfogo del premier la certezza della persecuzione: «Possibile che tutte le donne che vengono a casa mia sono delle escort, mentre quelle che sono ospiti di personaggi della sinistra sono vergini e sante?». Ma anche in tempi «turbolenti» per dirla con Letta, Berlusconi si tira su il morale con il solito sistema collaudato: «Come Ibrahimovic io sono un fuoriclasse che ha salvato l’Italia dal default preparato da Prodi quando ha permesso il cambio lira-euro. Adesso siamo sotto di cinque punti ma i nostri elettori sono in stand-by e torneranno». Detto nel momento in cui la nostra economia tiene con il fiato sospeso il resto dell’Europa, appare una affermazione parecchio fuori dalla realtà . Meglio gli riesce una rievocazione di qualche anno fa: «Ero a un G7 quando il premier canadese ci parla di un nuovo prodotto, il Viagra, che permetteva due prestazioni sessuali al giorno. Allora ho chiesto, “ma cos’è, un calmante?”. Chirac non la finiva più di ridere…». La Bbc ha festeggiato il compleanno del premier con un maxi-quiz in dieci domande per i lettori. Di Pietro non gli lascia scampo: «Lasciamolo nella sua Sirte, come Gheddafi. Lasciamolo nel suo bunker».


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