San Raffaele, il cda attacca don Verzé

MILANO – Un buco da 1,5 miliardi. E «una situazione patrimoniale ben diversa» da quella di qualche mese fa, come scrive in una lettera il consigliere della Fondazione San Raffaele, Giovanni Maria Flick.
I nuovi numeri che accertano lo stato dell’ospedale fondato da Don Luigi Verzè sono frutto della nuova interpretazione che la Deloitte ha dato dei conti del gruppo. La prima parlava di debiti per un miliardo e uno stato patrimoniale positivo per circa 30 milioni. Ora invece i debiti sono saliti a 1,476 miliardi, perché sono stati aggiunti al passivo 431 milioni tra leasing, factoring e garanzie, mentre il patrimonio è diventato negativo per 210 milioni, perché sono state cancellate circa 200 milioni di rivalutazioni di asset. Una riscrittura che mostra come l’interpretazione del bilancio sia un’arte in grado di soddisfare qualsiasi esigenza e come le società  di revisione possano fare il bello e il cattivo tempo nelle sorti delle società . La giustificazione della Deloitte è che questa volta sono stati usati valori storici per giudicare gli asset.
Su questi nuovi numeri si è consumato ieri lo scontro tra Don Luigi Verzè, che attualmente è presidente senza deleghe, e i consiglieri nominati sempre dallo stesso Don Verzè, ma su indicazione del Vaticano. Sono numeri che non lasciano molto spazio alla provvidenza divina e che hanno portato i consulenti a imboccare la strada del concordato preventivo. Una soluzione che, come ha spiegato il fondatore in una lettera dello scorso 25 agosto, non è quella da lui auspicata. «Sono capace tutti a portare i libri in Tribunale» ha ribadito ai suoi confidenti. La risposta dei nuovi consiglieri non si è fatta attendere ed è stata affidata a una lettera di Giovanni Maria Flick. «È assolutamente giusto e naturale che, sulla base della situazione aggiornata, possa essere esplorata la sussistenza anche delle altre soluzioni concretamente esistenti e delle disponibilità  già  manifestate, così come farà  il Vaticano», scrive il professore per giustificare la scelta del concordato.
Il nuovo consiglio vuole perseguire gli obiettivi dello statuto del San Raffaele e conservare lo spirito e il patrimonio originario, ma quanto al patrimonio economicamente inteso «forse non è purtroppo ancora chiaro al presidente che tale patrimonio non esiste più». Il presidente deve poi capire che «ha rinunciato a tutte le deleghe operative e alle funzioni» a lui statutariamente riservate. Ciò nonostante, «ha cercato – si lamenta Flick – di ampliare il consiglio» a due suoi uomini di fiducia, tentativo respinto dal consiglio di ispirazione vaticana. E per tranquillizzare Don Verzè, Flick ribadisce che la discontinuità  riguarda la gestione, «non i valori e i principi ispiratori dell’opera».
Bisogna voltare pagina. «Tra i segnali di discontinuità  – si legge nella lettera – vi è stata la revoca di tutte le consulenze professionali affidate dal precedente Consiglio. Naturalmente il presidente, a titolo personale ed eventualmente in relazione ad altri incarichi tuttora ricoperti, può avvalersi del consiglio e della consulenza di professionisti che godono della sua fiducia come l’avvocato Mariconda, ma evidentemente non in relazione alle scelte della Fondazione nell’attuale gestione». I poteri sono stati delegati al vicepresidente e al consiglio. Se poi vuole mandare tutti a casa, Don Verzè «non troverà  – scrive Flick – alcuna resistenza in me e – credo – in tutti gli attuali consiglieri».


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