Pisapia: “Da garantista dico a Filippo meglio fare un passo indietro Serve una nuova classe dirigente”

Sindaco Pisapia, parliamo di questione morale. Lei crede nella “diversità  etica” della sinistra?
«Esiste, è esistita una diversità  etica. Negli ultimi anni si è affievolita. In generale però di fronte a problemi etici la sinistra, tendenzialmente, non contrasta la magistratura, non scrive leggi ad personam. Chi è accusato va a processo e pur difendendosi non contrasta l’accertamento della verità . Si sospende o si dimette. Viene allontanato e non difeso a priori».
Parliamo del caso Penati. Non crede che possa alimentare l’opinione popolare, già  piuttosto diffusa, che chi è al potere finisce per comportarsi allo stesso modo indipendentemente dall’appartenenza politica?
«Vedo la sfiducia generalizzata nei confronti dei partiti, la vedo arrivare ai livelli del ‘92, delle monetine a Craxi, ma non credo ci sia continuità  con quell’epoca. Allora c’era un sistema che coinvolgeva chi più chi meno tutti i partiti, a parte le ali estreme. Dal Pci alle forze di governo, un sistema di finanziamento della politica generalizzato. E’ finito. C’è stato un periodo, dopo il ‘94-’95, di rinnovata moralità  della politica. Penso al governo Prodi e agli anni successivi. Poi sono di nuovo sorte situazioni di potere che hanno determinato illeciti. Il problema è la permanenza al potere. Sono convinto che la soluzione sia la rotazione degli incarichi: ferma, tassativa. Nessuno dovrebbe avere troppo a lungo a che fare col potere. Parlamentari, consiglieri, enti pubblici. Due mandati al massimo, senza deroghe. Rotazione della classe dirigente. Cambiamento».
Eliminare la tentazione, che fa l’uomo ladro.
«C’è quel detto, a che serve il potere se non se ne abusa? A forza di star dentro al Palazzo si rischia di confonderlo con la realtà . Lo dico per esperienza. Ho rifiutato il terzo mandato da parlamentare. Quando ero in Parlamento ho rimandato indietro le tessere per il cinema, per lo stadio. E’ dai piccolissimi privilegi che si insinua quella sensazione di essere diversi, di aver accesso a una dimensione di gratuità  e di guadagno in cui fiorisce la questione morale. E’ dalle piccolissime cose che inizia: se vado in pizzeria pago, sempre. Non si possono confondere conti pubblici con conti privati».
Può capitare di sbagliare carta di credito, come è accaduto a Del Bono.
«No, ho solo la mia carta di credito personale nel portafogli, non posso sbagliare. Le spese del Comune passano attraverso la segreteria».
Può essere, poniamo, che accettare un passaggio privato in aereo o in elicottero faccia risparmiare la collettività .
«Non scherziamo».
Torniamo a Penati. Lei diceva che nella Prima Repubblica il sistema era lo stesso per molti. Le Coop finanziavano il Pci e ora il Pd nella forma in cui racconta l’inchiesta di Sesto?
«Non bisogna generalizzare. Dopo il ‘92 e il coinvolgimento in Tangentopoli le Coop hanno fatto un lavoro straordinario. Bisogna valutare caso per caso. C’è chi ha lavorato benissimo e onestamente, chi no. Io non credo, anche per esperienza professionale, al “tutti sapevano”. Ho letto nelle carte processuali di politici con le valigette piene di soldi, e non direi che tutti sapessero. Qualcuno sapeva, molti no».
A Penati, da uomo di legge, consiglierebbe di rinunciare alla prescrizione?
«Apprezzo la scelta di Penati di rinunciare alla prescrizione in caso di rinvio a giudizio. Farlo oggi non avrebbe significato. Al 90 per cento la Procura insisterà  per la concussione, un reato non prescritto. Attendiamo le decisioni dei magistrati. Penati deve farsi interrogare e chiedere un processo rapido. Se poi ci dovesse essere prescrizione farà  la sua scelta. Lo dico da garantista. Se uno ha fatto politica perché ci ha creduto, il solo pensiero di poter danneggiare il suo partito, la causa pubblica, deve fargli fare un passo indietro».
Cos’ha pensato quando ha letto la telefonata che chiama in causa indirettamente Pierfrancesco Maran, il suo assessore trentenne ai Trasporti?
«Che ci sono tante persone che millantano. Poi ho chiesto a lui, l’ho ascoltato e credo al fatto che non abbia assecondato alcuna pressione. Uno dei miei obiettivi è costruire una nuova classe dirigente. Puntare su donne e giovani. Ho scelto in assoluta autonomia. Ho scelto di fare politica senza essere iscritto ad alcun partito. Le dinamiche interne, le correnti: non mi riguardano. Abbiamo un debito con chi ci ha votati: ridare fiducia agli elettori, non solo a quelli di centrosinistra».
La accusano di essere diventato, in tre mesi, centrista. Di avere rapporti troppo stretti con Formigoni e Cielle.
«Ho avuto con Formigoni solo rapporti istituzionali. Mi pareva doveroso, l’Expo è una grande occasione di sviluppo per Milano. Sì, si farà , certo che si farà . Con un investimento minore: abbiamo studiato un taglio di oltre 200 milioni, siamo a un miliardo e mezzo di investimento che sarà  in gran parte finanziato dal governo centrale. Non abbiamo ceduto di un passo agli interessi privati».
I poteri forti?
«Le dico questo, può scrivere: oltre la metà  dell’area, dopo l’Expo, sarà  utilizzata come parco agroalimentare. Ci saranno case a prezzi bassissimi, il cosiddetto housing sociale, e luoghi al servizio della collettività : aree per eventi, centri sportivi e spero anche la sede Rai. Tutto passerà  al vaglio del consiglio comunale. Il piano del governo del territorio non sarà  quello del centrodestra: terrà  contro delle oltre 4800 osservazioni venute da cittadini e associazioni».
Sarà  molto irritata la ‘ndrangheta, se è vero quel che si è letto sull’Expo.
«Le infiltrazioni mafiose saranno rese impossibili dalle modalità  che useremo sugli appalti: non più al massimo ribasso ma sull’offerta economicamente più vantaggiosa con controlli severi su tempi, strumenti, criteri di sicurezza, le norme sui subappalti. Tra un mese avremo a Milano una commissione antimafia, già  da adesso un piano di controlli sui cantieri per il lavoro nero e la sicurezza».
Paura di non farcela?
«No».
Pensa che servirà  a qualcosa la manifestazione dei sindaci contro la manovra?
«Penso che questa manovra sia sbagliata e ingiusta. E’ la terza in undici mesi che taglia fondi ai Comuni e quindi servizi ai cittadini. La manifestazione è stata importante, credo che su questa manovra si giochi il destino politico del paese».
Nel senso che potrebbe portare al governo di transizione che lei auspica?
«Credo che un nuovo governo o ci sarà  entro due settimane o non ci sarà . Se passasse la manovra sarebbe assai più probabile arrivare a fine legislatura. Sono giorni decisivi. Io spero in un governo di garanzia istituzionale, guidato da una figura di alto livello, che in sei mesi faccia le due o tre riforme di cui il paese ha bisogno a partire dalla riforma elettorale».
Una figura politica o tecnica?
«Di figure istituzionali che godano della fiducia di tutti i cittadini, a parte il presidente della Repubblica, non ne vedo molte».
Se il nuovo governo non ci fosse, e dunque non ci fossero riforme, firmerebbe il referendum sulla legge elettorale?
«Il referendum è sempre l’extrema ratio. Se come temo il Parlamento non sarà  in grado di fare la riforma, se non ci sarà  un governo in grado di farla subito, certo che firmerò».


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