Ora tutti chiedono un Patto

 ROMA.Una giornata intensa, ieri, scandita non solo dal crollo delle Borse, ma anche – fin dal mattino – da diversi incontri tra le parti sociali con il governo e le opposizioni. Si era partiti verso le 8,30, con un faccia a faccia tra la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il segretario del Pdl Angelino Alfano, presso la foresteria degli industriali in Via Veneto. Un’ora dopo, la leader degli imprenditori ha ricevuto i sindacati (Cgil inclusa), le altre associazioni di impresa, le banche, per elaborare un documento in 6 punti da portare al tavolo con l’esecutivo. E quindi, verso le 11, a Palazzo Chigi l’incontro clou, con Silvio Berlusconi e diversi altri ministri, per chiedere azioni urgenti contro la crisi. «Il momento è grave. Va affrontato con la massima determinazione senza cercare scuse o scappatoie», scrivono le parti nel documento, ma Berlusconi, non esente dai suoi soliti show – riesce perfino a ribadire il suo tarlo, che il Paese è bloccato dalla magistratura, ma soprattutto attacca le borse, dicendo che sono «come un orologio rotto» – alla fine rimanda tutto a settembre, mese che – annuncia – dovrebbe portare a un «patto sociale per la crescita». Infine, nel pomeriggio, l’incontro con le opposizioni, a cui le parti sociali – secondo quanto riferiscono dal Pd – avrebbero fatto notare, senza sbilanciarsi esplicitamente, che il governo non ha compreso la gravità  del momento.

Le parti sociali, nei sei punti, chiedono innanzitutto che il pareggio di bilancio venga istituito come obbligo costituzionale: idea che pare esser piaciuta al premier, tanto da aver detto che è «epocale», e che «se fosse stato già  fatto negli anni 80, oggi il debito sarebbe risibile». Ok anche dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ha commentato: «È un nostro obiettivo, complicato per aspetti costituzionali e legali, ma è già  avviato un tavolo tecnico e speriamo di chiudere al più presto».
Ancora, nel documento delle parti si chiede di ridurre i costi della politica, di prendere seriamente la via delle liberalizzazioni e privatizzazioni, dismettendo quindi il patrimonio pubblico (unico punto su cui la Cgil si dice contraria, pur avendo firmato il testo); sbloccare gli investimenti per le infrastrutture e usare tutti i fondi europei; semplificare la pubblica amministrazione, aumentarne la produttività , combattere l’evasione; infine, portare a termine la riforma delle relazioni industriali (e qui il ìl ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha preso la palla al balzo per sottolineare la necessità  di un nuovo Statuto dei Lavori, di cui aveva parlato anche Berlusconi nei suoi interventi alle Camere, ma Susanna Camusso ha replicato che «non è nelle richieste delle parti sociali»).
Il governo ha risposto affermando che nei prossimi giorni «continuerà  il confronto» e chiedendo di condividere, a loro volta, otto punti in agenda, per giungere in settembre a misure condivise che rappresentino un nuovo Patto sociale. Ecco gli otto punti dell’esecutivo: 1) pareggio di bilancio e libertà  economica nella costituzione; 2) riforma assistenziale e fiscale e contrasto all’evasione; 3) modernizzazione delle relazioni industriali e del mercato del lavoro; 4) finanze e reti di impresa con internazionalizzazione; 5) accelerazione opere pubbliche, delle reti energetiche e delle nuove reti di tlc; 6) privatizzazioni anche dei servizi pubblici locali e liberalizzazioni; 7) costi della politica e semplificazione della politica, della burocrazia e delle funzioni pubbliche e sociali centrali e locali; 8) diffusione delle tecnologie, fondi strutturali europei e Mezzogiorno.
Tanti desiderata – tra cui notare ad esempio la «libertà  economica» nella Costituzione, ovvero risalterebbe fuori l’articolo 41 della Carta, che riformato dovrebbe dare carta bianca alle imprese – e tempi molto stretti. Tanto che i firmatari del documento, dopo aver incontrato le opposizioni, e vedendo precipitare i mercati nell’ora prima della chiusura europea (fino alle 15,30-16 circa sembravano perdite «di routine»), hanno sentito il dovere di uscire con un altro comunicato, in cui ribadiscono «l’urgenza di attuare fin dai prossimi giorni i provvedimenti necessari per far rientrare le tensioni sui mercati finanziari», avendo «preso atto dell’immediata disponibilità  del governo e delle opposizioni a confrontarsi per affrontare le proposte presentate».
Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, avendo manifestato alle parti sociali di condividere i sei punti, aveva aggiunto però che «non si può anticipare parte della manovra», ma che «semmai va corretta visto che è sbagliata e iniqua». Ha poi ribadito che «l’unica cosa da fare immediatamente è dare un segnale di discontinuità  politica», chiedendo alle parti sociali (che però non hanno dato risposta esplicita) di sostenere la sua domanda di dimissioni da parte del governo. Critica verso Berlusconi, ovviamente la Cgil: per Camusso «nessuno ha richiesto l’anticipo della manovra, ma anzi vogliamo una riforma fiscale che, con la lotta all’evasione, reperisca risorse per alleggerire la pressione su lavoro e imprese». La Cgil, vista la scelta di aderire a un fronte comune con soggetti molto diversi, avrebbe per il momento sospeso di richiedere la patrimoniale, o tassa sui redditi alti, da cui voleva che si prendessero parte delle risorse per la riforma del fisco.

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IL DOCUMENTO DELLE PARTI SOCIALI
Pareggio in Costituzione e privatizzare il pubblico

 In sintesi, i sei temi portati dalle parti sociali all’attenzione del governo. Pareggio di bilancio nel 2014: Obiettivo a cui dare credibilità  e condizione essenziale per il ritorno alla normalità  nei mercati. Serve come obbligo costituzionale. La proposta di azzeramento del fabbisogno nell’ultima parte del 2011 rischia di scaricare maggiori oneri sul 2012. Servono provvedimenti strutturali per incidere sulle tendenze della spesa pubblica. Costi della politica: Non è possibile chiedere sacrifici agli italiani senza procedere a tagli effettivi e credibili a tali costi. Anticipare da subito le riduzioni contenute nella manovra. Una Commissione per valutare i tagli da fare in relazione agli standard europei significa solo rinviare. Ridurre i costi delle assemblee elettive e degli organi dello Stato. Abolire le Provincie. Accorpare o consorziare i piccoli comuni. Liberalizzazioni e privatizzazioni: Serve un grande piano subito. Affrontare con decisione i temi essenziali della regolazione e dell’apertura dei mercati. Intervenire su alcune delle situazioni critiche segnalate dall’Antitrust, liberalizzare le professioni. Avviare la dismissione e la valorizzazione del patrimonio pubblico, con un piano articolato negli anni. Incentivare gli enti locali a dismettere patrimoni immobiliari e società  di servizi utilizzando i proventi per investimenti oltre i vincoli del Patto di Stabilità . Sbloccare gli investimenti: Sbloccare con misure eccezionali le opere già  finanziate con risorse pubbliche e private. Rimuovere gli ostacoli normativi con riguardo alla logistica e all’energia. Utilizzare, con il necessario cofinanziamento nazionale, i fondi europei per il Mezzogiorno a partire da quelli del 2011. Perdere questi fondi sarebbe inaccettabile. Modificare il titolo V della Costituzione per recuperare a livelli appropriati la strategia delle grandi reti ed evitare sovrapposizioni di competenze. Semplificazioni e pubblica amministrazione: Approvare subito i provvedimenti di semplificazione all’esame del Parlamento. Recupero di produttività  per le pubbliche amministrazioni e risolvere situazioni di crisi utilizzando strumenti analoghi a quelli del settore privato. Accelerare l’utilizzo di nuove tecnologie per accrescere la produttività  e contrastare l’evasione anche potenziando la fatturazione elettronica e riducendo l’uso contante. Evitare misure di oppressione fiscale nei confronti dei contribuenti. Mercato del lavoro: Alla luce delle gravi difficoltà  del Paese le parti sociali proseguiranno l’impegno per modernizzare le relazioni sindacali. Si chiede anche un piano straordinario di lotta all’evasione utilizzando i proventi per ridurre la pressione fiscale su imprese e lavoro. Detassare in via strutturale i premi di risultato.


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