Le rivolte di Londra secondo Chris Knight

Il professor Knight è una delle figure di spicco di Network X, rete di movimenti anarchici, pacifisti, rivoluzionari, anticapitalisti, ambientalisti e femministi che riunisce sigle come Whitechapel Anarchists Group, Neo-Millennium Liberation Army, Democracy Village, Direction Action Group e Class War.

Il primo ministro britannico, David Cameron, ha definito le rivolte come “pura criminalità “. E’ d’accordo?
Bruciare case con la gente dentro, saccheggiare negozi, investire persone con l’intento di ucciderle: tutto questo è ovviamente criminalità . E il crimine va contrastato, tutti siamo d’accordo su questo. Ma perché il contrasto sia efficace deve essere fatto a tutti i livelli, partendo DALL’ALTO. Bisogna iniziare con gli avidi e irresponsabili banchieri che hanno scatenato la crisi finanziaria nel 2008 e con i politici criminali che in un modo o nell’altro sono al loro servizio. Per non parlare delle violazioni del diritto internazionale che questo regime ha commesso invadendo l’Iraq e continuando a fare uso della violenza in Afghanistan, Libia, ecc. Il recente scandalo della corruzione nella polizia metropolitana non fa che accrescere l’immagine dell’illegalità  che regna agli alti livelli. I ricchi e i potenti sono responsabili di saccheggi e violenze su vastissima scala: arrestiamo e condanniamo i criminali d’alto bordo, poi occupiamoci di quelli minori.

Secondo lei tutto queste rivolte sono completamente spontanee? Oppure c’è dietro lo zampino di forze politiche anti-sistema: anarchici, anticapitalisti, sinistra radicale…
C’è una forma di auto-organizzazione molto sottile e sofisticata. Le gang locali, prima ostili l’una all’altra, si sono unite per combattere la polizia, invece che combattersi a vicenda. Sono giovani arrabbiati, ma non politicizzati in senso tradizionale. E sono organizzati mille volte meglio di quanto lo siano anarchici o altri attivisti politici. La sinistra anticapitalista non ha avuto nessun ruolo in tutto questo, veramente. Salvo offrire sostegno alle famiglie colpite. Nei prossimi giorni, però, molti di noi parteciperanno alle assemblee di quartiere nel tentativo di incanalare questa rabbia in direzioni più creative.

Qual è secondo lei queste sono rivolte razziali, come se ne sono viste tante in passato, oppure sono rivolte sociali di tipo nuovo, legate in qualche modo alla crisi economica?
E’ un fenomeno nuovo. Queste rivolte sono interetniche. In alcuni quartieri di Londra, i rivoltosi e saccheggiatori erano giovani bianchi. Forse è una delle tante scintille che accenderanno l’imminente insurrezione in tutta Europa. E ad agitarsi non sono le classi lavoratrici, ma il sottoproletariato, spinto dalla povertà  ma ancora di più dall’immoralità  e dall’avidità  dell’establishment. Il capitalismo globale è di fatto morto nel settembre 2008: da allora il sistema sembra vivo, ma è tenuto in vita artificialmente. Poi è arrivato il nuovo crollo finanziario e la macchina che teneva in vita il sistema non ha retto. La rivoluzione è già  cominciata: è partita dal Nordafrica all’inizio del 2011, si è estesa nel mondo arabo e ora ha raggiunto Londra.

Qual’è la condizione sociale nei ghetti di Londra? Recentemente nelle periferie di Londra sono emersi tassi di diffusione della tubercolosi peggiori di quelli di molti Paesi del terzo mondo…
Sì, questo descrive bene la situazione nei quartieri più poveri di Londra, ma anche di Bristol, Liverpool e Manchester.

C’è chi ha invocato l’intervento dell’esercito e l’imposizione della legge marziale: secondo lei è uno scenario realistico?
I tabolid lo chiedono a gran voce, ma il governo e i militari non sono così stupidi. Sanno bene che dovrebbero iniziare a sparare alla gente entrando nei loro quartieri, l’esplosione di violenza che ne deriverebbe farebbe impallidire quello che abbiamo visto in questi giorni.


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