Indagine su tutti gli appalti dell’ex sindaco Penati

MILANO — Otto anni per una città  di 80 mila abitanti possono essere un’eternità , un labirinto, un giallo a puntate. E allora se con mazzette in cambio di appalti un «sistema Sesto San Giovanni» c’è stato, bisogna andare a ritroso. A quando il principale accusato, il 58 enne Filippo Penati, di Sesto era il sindaco. Dal ’ 94 al 2001. Calma e cautela: però, viene garantito, sarà  un’azione certosina. Metodica. Alla ricerca d’una piccola bustarella nascosta dietro una più grande.
La Procura di Monza ripescherà  concessioni edilizie, bonifiche, lavori avviati sotto il duplice mandato penatiano. Chi vinceva le gare, come le gare terminavano. E magari altri casi Vulcano. Da persona informata sui fatti, gli inquirenti sono orientati ad ascoltare Edoardo Caltagirone. Classe ’ 44, estraneo all’inchiesta, è il proprietario dell’ex area dello stabilimento Falck Vulcano. L’anno prossimo scade la convenzione (prorogata nel 2008) con il Comune per la riconversione degli spazi. Realizzato sì il centro commerciale. Non tutto il resto stabilito in origine, ad esempio i 130 mila metri quadrati destinati al produttivo e i 120 mila a parco. Perché? E quale il senso delle voci in municipio, voci forse soltanto panzane o frutto di invidie, d’un ottimo rapporto tra Caltagirone e Pasqualino Di Leva?
 Il dimissionario e indagato Di Leva, che ieri sotto lo scudo della famiglia s’è negato al telefono, era l’assessore comunale all’Edilizia privata. Cosa succederà  a scadenza di convenzione? E un’altra domanda, questa più nell’immediato ma sempre relativa alle indagini dei pm Walter Mapelli e Franca Macchia: chi sarà  il prossimo? Altre perquisizioni devono essere fatte, altri denari verranno scoperti? Da Penati erano saltati fuori 11 mila euro in contanti. Penati ha inviato una breve nota: «In merito ai contanti trovati a casa mia, in un’unica stanza, la mia camera da letto, torno a ribadire che sono tutti provenienti dal mio conto corrente, come è facilmente riscontrabile, e nulla hanno a che vedere con i fatti che mi vengono contestati, vecchi di 12 anni fa» .
Facilmente «riscontrabili» anche i 43 mila rinvenuti dall’architetto indagato Renato Sarno con la somma, sostiene lui, «destinata a un posto auto e un posto barca in porto» . Nessun controllo in abitazioni e uffici, almeno a sentire i diretti interessati, per il costruttore 81enne Giuseppe Pasini e l’imprenditore Piero Di Caterina. Pasini l’ha chiusa lì: «Commenti sull’inchiesta? Parlano già  in tanti, io sto zitto» .
Quanto a Di Caterina ha comunicato d’aver ufficialmente iniziato lo scontro per intanto dialettico e in una seconda fase legale con il colosso Atm. La municipalizzata milanese dei mezzi pubblici e sua concorrente, o «rivale» . Di Caterina, 59 anni, è a capo della Caronte, società  di trasporto urbano. Nella conquista al Sitam, il Sistema trasporti integrati della provincia, sarebbe stato ostacolato dall’Atm i cui vertici «si sono sempre rifiutati di esibire i conti dei soldi incassati per conto delle aziende con documenti ufficiali: libro cassa e fatture emesse dai gestori delle rivendite dei biglietti» .
Pasini, Di Caterina. Penati. Questo il comitato d’affari a leggere carte e verbali di interrogatori. Nei corridoi della Procura dicono che saranno indagini lunghe. I Verdi studiano antichi faldoni di istanze, denunce, dossier. Potrebbero tornare tremendamente attuali. Non è escluso si presentino dai magistrati per raccontare. Ci sarebbero verità  confidate ai Verdi da imprenditori che ai pm negano però ogni virgola. Furono i Verdi, a fine anni 90, a bloccare i primi scavi nell’area Vulcano a causa dello smaltimento del terreno inquinato. Gli indagati vennero assolti. C’era anche Penati. Accusato d’aver favorito il costruttore. Prosciolto. Per insufficienza di prove.


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