Il mondo contro Assad: “Deve andarsene”

LONDRA – Bashar el Assad se ne deve andare. Prima gli Stati Uniti, poi l’Europa si sono schierati contro il despota di Damasco: non ha più legittimità , deve lasciare il potere. La repressione è sempre più selvaggia, il regime si sta rivoltando contro il suo stesso popolo: è arrivato il momento di prendere posizione con forza, sostengono le cancellerie dell’Occidente. Barack Obama ha chiesto al presidente siriano di farsi da parte, ha annunciato sanzioni molto severe, ma ha lasciato uno spiraglio, evitando per il momento di richiamare l’ambasciatore. Il governo americano ha deciso il blocco di tutti i beni del governo siriano negli Usa e ha vietato ai cittadini americani ogni commercio, compreso quello di prodotti petroliferi, dando anche via libera a misure di ritorsione contro chiunque, americano o no, «fornisca sostegno allo stato siriano».
La diplomazia di Bruxelles si è affiancata all’alleato. Il responsabile comunitario degli Esteri, Catherine Ashton, ha «constatato la totale perdita di legittimità  di Assad davanti al popolo siriano e quindi la necessità  che si dimetta». Poi è toccato a Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e David Cameron chiedere in un comunicato congiunto che il regime «metta fine immediatamente alla violenza, liberi i prigionieri politici e consenta alle Nazioni Unite di condurre senza ostacoli un’indagine conoscitiva». I tre leader europei hanno anche aggiunto che servono «nuove sanzioni europee ferme contro il regime di Assad». Secondo la Merkel, Sakozy e Cameron il regime «che ha fatto ricorso alla forza militare brutale contro il suo popolo ha perso ogni legittimità  e non può più dirigere il Paese». L’Onu ha annunciato un ricorso alla Corte dell’Aja per la possibile violazione di diritti umani durante la repressione. Secondo un rapporto della stessa Onu presentato ieri al Consiglio di Sicurezza 26 persone sono state uccise dai militari siriani con esecuzioni sommarie, dopo essere state bendate in uno stadio della città  di Daraa, il primo maggio. Tra le vittime anche un tredicenne.
I toni sono molto decisi, ma per ora un intervento diretto in Siria sembra solo un’opzione valutata con estrema prudenza. La stessa Clinton ha detto che gli Usa «rispetteranno il desiderio del popolo siriano, che nessuno intervenga nella sua lotta». L’equilibrio è considerato delicatissimo: un attacco sulla Siria porterebbe conseguenze pesantissime in tutta l’area, dal Libano a Israele, all’Iraq. Nonostante le aperture immediatamente seguite alla sua nomina, negli ultimi anni l’ex studente di oftalmologia Bashar el Assad ha rallentato il passo delle riforme, e alla “primavera araba” ha reagito – segnalano diverse testimonianze – con la repressione spietata. Una parte delle testimonianze, però, descrive le manifestazioni anti-Assad come «pesantemente armate», suggerendo che all’origine delle contestazioni possa esserci una regia esterna con l’intenzione di dare l’idea di una tirannide lontana dal popolo e prossima alla caduta, per aprire la strada a un intervento esterno, con il pretesto delle ragioni umanitarie.


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