«Un caso unico» con incognita default

 PARIGI.Sollievo, il giorno dopo le conclusioni del vertice straordinario di Bruxelles, ma anche molte incognite. Intanto, come c’era da aspettarsi, l’agenzia di rating Fitch, pur definendo l’accordo raggiunto «positivo e importante», ha minacciato di mettere la Grecia in default. «Un default limitato», precisa l’analista David Riley, responsabile per i rating sovrani. La partecipazione al salvataggio «volontaria» e a titolo «eccezionale», cioè limitata al caso greco, di banche, assicurazioni e fondi di investimento, deve ancora essere precisata nei dettagli, ma già  significa, qualunque sia il «menù» che gli istituti privati sceglieranno di seguire, che parte del debito greco non verrà  mai pagato (o che l’eventuale rimborso sarà  protratto molto in là  nel tempo, a 30 anni, per le banche che sceglieranno di non scambiare le obbligazioni greche con titoli al ribasso).

Le banche non hanno ancora firmato nulla, quelle «volontarie» sono chiamate a intervenire per 37 miliardi entro il 2014, abbandonando di fatto un quinto dei crediti. Ma intanto hanno portato a casa un risultato: l’abbandono dell’idea, ventilata in un primo momento, di imporre una tassa sugli istituti finanziari (al vertice era presente la Deutsche Bank, che non ha debito greco e che ha fatto pressione, assieme all’Institute of International Finance, che rappresenta 400 istituzioni finanziarie, per non essere coinvolta nel salvataggio attraverso la tassa).
Le Borse hanno accolto bene i risultati, i tassi di interesse della Grecia, ma anche del Portogallo e dell’Irlanda, si sono distesi, tornando ai livelli del mese di aprile (15% per le obbligazioni greche a 10 anni).
Attac commenta: «i piromani si felicitano del piano anti-incendio della zona euro. Ma alle banche non costerà  caro». Per l’associazione che si batte per la tassa sulle transazioni finanziarie, le decisioni di Bruxelles «confermano la scelta politica dei dirigenti dell’Unione europea: far pagare ai contribuenti e ai popoli europei il costo della crisi attraverso il Fondo europeo di stabilità  finanziaria e i piani di iper-austerità ». La Germania ha già  calcolato che il salvataggio della Grecia verrà  a costare 40-50 miliardi al bilancio tedesco, la Francia 15 miliardi di qui al 2014. Secondo l’eurodeputato Pascal Canfin (gruppo Verde), fondatore di Finance Watch, «la Grecia potrà  tirar fuori la testa dall’acqua, il debito è alleggerito. Ma il piano non disarma i mercati, non toglie loro la capacità  di speculare». Questa opinione è condivisa da tutta la sinistra francese. Per Arnaud Montebourg, candidato alle primarie del Ps (ala sinistra), l’accordo di Bruxelles «carica i contribuenti e risparmia le banche». Per il candidato alle primarie Ps Franà§ois Hollande, l’accordo, pur essendo «necessario» è «tardivo e insufficiente». «I mercati si calmeranno per un po’ – aggiunge – tanto più che sono gli stati a fare lo sforzo principale». Per Jean-Luc Mélenchon, del Front de Gauche, «la corsa verso l’abisso continua. Il piano è stato adottato sotto il controllo della Bce e delle banche private». Secondo Kenneth Rogoff, professore ad Harvard ed ex capo economista all’Fmi, si tratta di «una tappa necessaria ma non determinante per mettere fine alla crisi dell’euro». Su Le Monde, Rogoff afferma che «il solo passo avanti» è stato «aver fatto accettare alla Bce obtorto collo la possibilità  di default». Il piano ha fatto «guadagnare tempo», ma mancano «misure radicali», a cominciare dall’indispensabile «unione fiscale». Rogoff mette in guardia: Berlino non potrà  garantire i debiti di tutti, soprattutto quando si tratterà  di Spagna e Italia, perché alla lunga metterebbe in causa la solvibilità  della stessa Germania. Con tutti i rischi politici del caso, già  presenti nell’opinione pubblica tedesca molto restia a pagare per i Pigs, i paesi dall’economia disordinata.
Secondo uno studio dell’Fmi, il fallimento anche parziale di uno stato si traduce inevitabilmente in una profonda recessione e una crescita della disoccupazione. Conseguenze esplosive per la Grecia, anche se l’intervento del Fondo europeo di stabilità  finanziaria può limitare i danni, dando la garanzia nei giorni di default.
Nulla è detto sulla qualità  del risanamento greco: non è stato fatto cenno al fatto che le spese militari di Atene sono esorbitanti (2,8% del pil, il doppio della Francia) e che potrebbero venire tagliate (ma la Grecia compra da Francia e Germania armamenti alla grande e questo era stato il deal dello scambio per entrare nell’euro: Parigi e Berlino avevano chiuso tutte e due gli occhi sui conti falsi di Atene in cambio di ordinazioni di armamenti).
Inoltre, la Svizzera ha nei suoi forzieri 200 miliardi di euro di proprietà  dei ricchi greci: perché l’Unione europea non fa pressione su Berna per farsi consegnare la lista, si chiede Pascal Canfin? Sottoporre questo «risparmio» alla tassazione potrebbe far rientrare molti soldi all’erario greco.

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IN CRISI

GEORGE PAPANDREOU «L’accordo ha liberato il nostro popolo dall’incubo del default. Abbiamo un po’ di ossigeno, ma c’è ancora molto lavoro da fare attuando le riforme – ha detto il premier greco – Tutto quello che abbiamo fatto andrà  perduto se non continuiamo con gli sforzi». ANGELA MERKEL «Il programma di austerità  dell’Italia è assolutamente buono, ma rappresenta un processo in corso e richiede nuove misure per il futuro. Il debito complessivo italiano non è proprio piccolo e per questo la strada per l’Italia sarà  più lunga», commenta la cancelliera tedesca. Kenneth Rogoff «C’è il rischio che la Grecia, ma anche il Portogallo e senza dubbio altri paesi, debbano temporaneamente uscire dall’euro. Ma questo non impedisce all’euro di continuare a esistere», così l’ex capo economista del Fondo monetario internazionale, ora docente a Harvard.


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