Siria: i cecchini di Assad sono pronti a sparare a chi cerca di varcare il confine

Sotto ai tendoni bianchi che si intravedono sullo sfondo del parcheggio ci sono una decina di donne siriane che ricevono medicinali. Un uomo è sdraiato su una barella ed i medici misurano la pressione. Sul lato opposto, il fitto bosco, segna il confine con la Siria in rivolta. È da lì che, anche se negli ultimi giorni con frequenza minore, arrivano i profughi che lasciano le loro case per sfuggire alla repressione del regime.

A qualche centinaio di metri dall’ex edificio per la lavorazione del tabacco c’è il campo vero e proprio. È difficile non notarlo, anche se le tende sono protette da un’alta rete azzurra. La Polizia non permette l’accesso a nessuno e bisogna arrampicarsi su per le colline che lo sovrastano per vedere all’interno. Quello che colpisce sono i bambini, i tanti bambini che giocano, corrono. Qualcuno è anche uscito dall’accampamento e bivacca avanti e indietro per le stradine polverose.

Una ventina di chilometri più a est c’è Guvecci, un piccolo villaggio di confine abitato da qualche centinaio di persone, in prevalenza anziani agricoltori. Non è un campo vero e proprio, ma il villaggio, da alcune settimane, è terra di passaggio per molti siriani che arrivano illegalmente per comperare cibo e acqua e ripartono alla volta del loro Paese, dalla parte opposta della collina. C’è anche una piccola tendopoli, che Alì, un siriano di 41 anni, ha abbandonato quando l’esercito è arrivato a ridosso. Sono una decina di tende blu, piantate alla meglio sul ciglio della strada, in territorio siriano. Quella strada che segna il confine tra Turchia e Siria. Da una parte, in vista, l’esercito turco, dall’altra, nascosto sulla cima della collina tra la fitta vegetazione, quello siriano.

Gli abitanti del villaggio di Guvecci giurano che i cecchini di Assad sono pronti a sparare a chiunque varchi il confine. Sia da un lato che dall’altro. Ma nella tendopoli ci sono solamente donne e bambini e almeno loro, per il momento, sembra non siano bersagli. L’esercito turco, secondo i racconti degli abitanti del villaggio, è deciso a proteggere quel centinaio di persone, in caso di attacco. Anche se si trovano in Siria.

Caccia all’uomo, o meglio, al profugo. È questo quello che raccontano alcuni degli 11.458 siriani che hanno varcato la “linea rossa” e sono rifugiati nei campi turchi. Alcuni, mentre si aggirano nel villaggio di Guvecci, non vogliono essere fotografati. “Vogliono ucciderci tutti”, racconta un signore che ha appena varcato il confine, “ma io torno dall’altra parte, non me ne andrò dal mio Paese, morirò la”. Un ragazzo racconta l’avanzata dell’esercito siriano del 23 giugno: “Sono arrivati nei villaggi e abbiamo provato a difenderci tirando pietre ai blindati. Loro ci sparavano. Fuoco vero. Perché devono venire a distruggere quello che abbiamo con i carro armati? Sono queste le riforme che hanno promesso’”. “Sono entrati nelle case – racconta un altro uomo sconsolato – hanno iniziato a distruggere tutto. Hanno ucciso gli animali. Adesso, probabilmente saranno ancora la”. Stanotte (ieri per chi legge – nda) molti ripartiranno per portare alle famiglie qualcosa da mangiare. Sperando nel buio, perché nessuno li veda.



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