“Lasciate entrare i giornalisti nei Cie”. La Fnsi e l’Ordine scrivono a Maroni

“In particolare – scrivono Siddi e Iacopino – i problemi che intendiamo segnalarle riguardano la possibilità  per gli operatori dell’informazione di avere accesso, nel rispetto della privacy di tutti i soggetti interessati, ai luoghi di accoglienza e di trattenimento di migranti e profughi, in questa fase provenienti soprattutto dall’Africa settentrionale. Tale accesso, a seguito della sua circolare 1305 del 1 aprile 2011, è oggi e ‘sino a nuova disposizione consentito solo ad alcuni organismi umanitari internazionali. Questo si traduce nel fatto che risulta impossibile, per chi intende esercitare il diritto di cronaca, poter verificare con i propri occhi e con i propri strumenti cosa accade in tali luoghi. A tale proposito, recentemente alcuni giornalisti hanno lanciato un appello – che l’Ordine e il sindacato dei giornalisti hanno ritenuto di accogliere – in cui si chiede espressamente che detta circolare debba considerarsi non più applicabile”. “Pur comprendendo – continua la lettera – le problematiche derivanti talvolta dalla gestione quotidiana e materiale dell’accoglienza, crediamo che non sia giusto considerare l’informazione un intralcio al funzionamento di queste strutture; anzi siamo convinti che la credibilità  e la trasparenza delle stesse debbano essere considerate fondamentali per rafforzare la fiducia nelle istituzioni”. “Purtroppo, per quanto riguarda soprattutto i Cie (un tempo Cpt), tali limitazioni non nascono con la suddetta circolare ma sono intrinseche all’esistenza stessa delle strutture. Tutte le direttive finora emanate riguardo alle figure sociali a cui è garantito l’accesso non menzionano gli operatori dell’informazione. Accade anche se queste non sono giuridicamente definite come luoghi di detenzione, e quindi soggette alle limitazioni previste, che comportano preventive richieste di autorizzazione all’ingresso”. “Siamo convinti – concludono il segretario generale della Fnsi e il presidente dell’Ordine dei giornalisti – che un momento di discussione in merito risulti estremamente importante, oggi più che mai, non essendo a nostro avviso ammissibile l’esistenza di luoghi di concentramento non volontario di persone che siano inaccessibili alla libera informazione. Si tratta di una vera e propria anomalia democratica, che peraltro non può essere rimessa – come finora è stato – nè alla discrezionalità  delle singole autorità  prefettizie, nè tantomeno alla disponibilità  di parlamentari della Repubblica che si fanno garanti per i giornalisti. Siamo certi che sia possibile addivenire ad una intesa atta a regolamentare il dovere dell’informazione anche in questi luoghi: in maniera tale da non precludere il normale funzionamento delle procedure che in essi vengono svolte e da garantire, come già  affermato, l’imprescindibile diritto alla privacy per gli ‘ospitì, per gli operatori degli enti gestori, per le forze di polizia predisposte alla vigilanza e alla sorveglianza”.


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