Karzai: “Gli Usa trattano con i Taliban”

NEW YORK – Gli americani trattano con i Taliban. A pochi giorni dall’inizio del ritiro dall’Afghanistan il segreto meno conservato del mondo è stato svelato da un testimone per niente al di sopra delle parti: Hamid Karzai. Con un discorso alla tv di stato il presidente ha annunciato quello che un’inchiesta del New York Times aveva già  rivelato alla fine di maggio: i colloqui avviati da mesi tra i funzionari Usa e gli uomini di quel mullah Muhammad Omar imprendibile da dieci anni. Gli americani naturalmente non hanno mai confermato – né possono – la trattativa con quel nemico in guerra dall’11 settembre. La mossa del presidente afgano sembra invece l’ennesimo tentativo di intrufolarsi nella complessa partita di giro dell’inizio del ritiro Usa: alzandone il prezzo per garantirsi la poltrona. 

Era stato proprio Barack Obama – concedendo un anno e mezzo fa l’aumento delle truppe – ad annunciare un piano per il disimpegno: a partire da questo luglio. Malgrado la nuova offensiva le cose in tutti questi mesi sono però migliorate di poco: mentre è aumentata la diffidenza dell’elettorato Usa per la guerra. Perfino il segretario alla Difesa in uscita – quel Robert Gates che era stato piazzato al Pentagono da George W. Bush – ha condannato ieri le «guerre combattute per scelta» rispetto alle «guerre per necessità ». Parla ovviamente dell’Iraq e sconfessa il suo ex capo: ma lo sguardo vola fino a questo conflitto durato molto più del previsto. Così l’amministrazione accelera sul ritiro: saranno davvero solo 5mila le truppe che lasceranno a fine luglio? O addirittura tutte quelle 30mila che furono inviate in più da Barack? Troppo rischioso. Il generalissimo Clay Padgett da Kandahar sbandiera un nuovo fantasma del Vietnam: quello del Tet. Un’offensiva talebana che come quella dei vietcong non punti a sconfiggere gli Usa ma a piegarli – come sta succedendo – psicologicamente.
Ieri un devastante attentato kamikaze (9 morti in una stazione di polizia a Kabul) ha mostrato ancora una volta tutto l’orrore della guerra. In questo quadro disastroso Karzai gioca la sua partita. Fa la voce grossa accusando la Nato di comportarsi da forza occupante. E dopo avere denunciato nei mesi scorsi i raid che hanno colpito troppe vittime civili adesso accusa «le forze straniere» perfino di «distruggere l’ambiente» con i «fumi degli aerei» e le «munizioni nucleari» utilizzate in alcuni bombardamenti. Eppure è anche il suo governo corrotto che sta frenando l’Afghanistan. La Banca mondiale ha bloccato un megaprestito da 70 milioni di dollari aspettando che si faccia chiarezza sullo scandalo della Kabul Bank. E lo stesso Karzai non ha ancora presentato il piano per il passaggio di consegne delle province – previsto per il 15 giugno – dagli «occupanti stranieri» al governo di Kabul. Tutto mentre – in una sorta di triplo gioco – segretamente è proprio lui il primo a trattare parallelamente con i Taliban: ma solo per ingraziarseli nel caso gli americani lascino prima per davvero.


Related Articles

Dai bachi ai telefonini così cambia il volto della Cina

La lunga corsa verso il futuro di Pechino porta ad abbandonare le lavorazioni tradizionali ma l’80 per cento della produzione di tessuti pregiati arriva nel mondo dall’area di Shanghai, dove c’è la più alta concentrazione di industria tessile sul globo

La produzione sente i colpi della crisi internazionale ma la Cina rimane il primo esportatore
Negli antichi mercati oggi si trovano prodotti scadenti, pensati solo per i turisti

Ingorgo nel tetto del mondo in 410 sulla vetta dell’Everest

Migliaia di dollari per una foto sulla cima e percorsi troppo affollati Decine di morti 

A 20Ëš sottozero, in marcia per e contro Putin

Il vero sconfitto della giornata di manifestazioni moscovite è l’inverno russo, battuto sul campo dal riscoperto ardore delle passioni politiche.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment